La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

La prova del credito nell’opposizione a decreto ingiuntivo

Il Tribunale di Palermo torna ad occuparsi della corretta distribuzione dell’onere della prova nelle controversie aventi ad oggetto la domanda di pagamento di un credito.

Ricorda il Giudice che, secondo l’insegnamento delle Sezioni Unite, al creditore che deduce un inadempimento da parte del debitore spetta dimostrare esclusivamente il fatto costitutivo del credito mentre, a fronte di tale prova, dovrà essere onere del debitore dimostrare di avere adempiuto alle proprie obbligazioni.

Tale principio non soffre deroga nell’ipotesi di opposizione a decreto ingiuntivo, ove si consideri che la citazione in opposizione “si configura come atto introduttivo di un giudizio ordinario di cognizione, nel quale va anzitutto accertata la sussistenza della pretesa fatta valere all’ingiungente opposto (che ha posizione sostanziale di attore) e, una volta raggiunta tale prova, deve valutarsi fondatezza delle eccezioni e delle difese fatte valere dall’opponente (che assume posizione sostanziale di convenuto)”.

Ciò posto, il Tribunale di Palermo chiarisce che l’eccezione relativa alla “inidoneità degli estratti conto prodotti nella fase monitoria a costituire quella “prova scritta” che, ai sensi degli artt. 633 e 634 c.c., è richiesta ai fini dell’emissione di un decreto ingiuntivo […] è non soltanto infondata, ma anche sostanzialmente priva di rilevanza nell’ambito del presente giudizio di opposizione”.

Difatti, nel caso in cui il credito azionato germini da un contratto di finanziamento, la prova del credito è raggiunta mediante la semplice produzione in giudizio del titolo negoziale e l’allegazione del dell’inadempimento del debitore.

In particolare, rileva il Giudice che “Banca [omissis] ha depositato in giudizio i citati contratti di finanziamento datati 30 agosto 2013, 29 aprile 2014 e 7 maggio 2014 [cfr. docc. 2, 5 e 9 del fascicolo del procedimento monitorio e docc. 6, 7 e 8 della produzione di parte opposta], recanti plurime sottoscrizioni di [omissis] e le specifiche indicazioni inerenti al capitale erogato, al numero di rate mensili, all’importo di ogni singola rata ed ai tassi applicati (TAN e TAEG), nonché gli atti di cessione dei relativi crediti e le conseguenti comunicazioni al debitore [cfr. doc. 3, 6, 12, 13, 14, 15, 16, e 17 del fascicolo del procedimento monitorio]. A fronte di ciò, e dell’allegazione relativa ad residuo dovuto di complessivi € 21.297,13 (risultante dagli estratti conto prodotti e scaturente dal mancato pagamento delle rate di rimborso), l’odierno opponente, lungi dal provare l’intervento di alcun fatto estintivo del proprio debito, si è limitato a operare un disconoscimento documentale che – per come formulato […] si rivela inammissibile

Tribunale di Palermo, 17-07-2019, n. 3551

Roberto Perrone – r.perrone@lascalaw.com

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