La presenza di un’anomalia sul manto stradale non è circostanza “fisiologica”

In tema di responsabilità della P.A. per eventi provocati dalle “insidie” stradali, “l’affermazione della responsabilità del danneggiato, in luogo di (o anche solo in concorso) quella del custode non può muovere dalla mera constatazione dell’assenza di prova che l’anomalia fosse, al momento della verificazione del sinistro, di difficile percepibilità da parte dello stesso danneggiato”.

Questo è quanto affermato dalla sentenza n. 2876/2016 del Tribunale di Palermo, che sostiene la tesi secondo la quale la presenza di un’insidia sul manto stradale non è circostanza normalmente prevedibile dall’utente della strada, posto che è lecito attendersi che tale manto sia regolare.

Ne consegue che l’obbligo di diligenza e prudenza, che incombe su coloro che fanno uso delle strade, “non può reputarsi incondizionatamente esteso al costante monitoraggio dello stato dell’asfalto stradale, tale da consentire il rilievo di ogni patologia che esso possa presentare, ma in cui detto utente ha la legittima aspettativa di non imbattersi”. È colui che eserciti il potere materiale sulla cosa  (in questo caso, la strada) a dover esercitare materialmente e concretamente i poteri di controllo e di sorveglianza sulla cosa medesima.

Grava, dunque, sul custode (nel caso di specie, l’ente territoriale) l’onere di dimostrare l’imputabilità dell’evento dannoso ad un “atto di impulso causale” estraneo alla sfera di controllo del custode e, quindi, la loro imputabilità al caso fortuito ovvero al fatto colposo del danneggiato o di soggetti terzi.

In mancanza di tale prova, sarà l’ente territoriale, in qualità di custode della strada, ad essere ritenuto responsabile del suddetto evento dannoso e, dunque, condannato al risarcimento dei danni subiti.

La sentenza in esame sottolinea, inoltre, che il conseguente danno biologico sarà necessariamente liquidato in via equitativa e a tal fine, come parametro di riferimento saranno utilizzate le tabelle in uso presso il Tribunale di Milano.

Trib. Palermo, 25 maggio 2016, n. 2876

Serena Cefolas.cefola@lascalaw.com

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