Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

La pregiudizialità porta alla sospensione del giudizio pregiudicato

Il provvedimento di sospensione del processo può essere impugnato mediante regolamento di competenza. Quando tra due giudizi esiste un rapporto di pregiudizialità e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato è possibile sospendere il giudizio pregiudicato solo ai sensi dell’art. 337, comma II, c.p.c. La sospensione discrezionale, di cui al citato articolo, è ammessa ove il Giudice del secondo giudizio motivi esplicitamente le ragioni per cui non intende riconoscere le motivazioni della prima sentenza, già emessa sulla questione pregiudicante, chiarendo perché non intende convalidarne il merito o le ragioni a supporto.

Questo il principio affermato dall’ordinanza in commento.

Nel caso di specie, nel 2017 i legali chiedevano al Tribunale di Ancona di determinare i compensi professionali a loro spettanti per le prestazioni professionali rese al Comune della loro città. Il Tribunale sospendeva il giudizio perché la P.A. aveva notificato ai legali, il giorno prima del deposito del loro ricorso, una domanda di accertamento negativo del credito per le prestazioni professionali allegando prova del pagamento dell’intero compenso dovuto ai legali. Questo procedimento si definiva con sentenza di primo grado nel 2018 che rigettava la domanda proposta dal Comune, quest’ultimo ricorreva in appello.

Il Tribunale disponeva la sospensione del giudizio introdotto dai legali stabilendo che l’esatta quantificazione del compenso dovuto e la corretta imputazione degli acconti sono un passaggio obbligato; pertanto, essendo stata appellata la sentenza della causa instaurata dal Comune è stato necessario sospendere il giudizio in attesa del passaggio in giudicato della sentenza che ha deciso la domanda di accertamento negativo del credito.

Gli avvocati visto il provvedimento impugnavano l’ordinanza del Tribunale di Ancona deducendo tra l’altro che l’ordinanza di sospensione non avrebbe motivato adeguatamente le ragioni per le quali non ha riconosciuto l’autorità della sentenza pregiudicante, poiché non ha motivato esplicitamente le ragioni per cui l’ha disapplicata, dato che la sentenza aveva rigettato la richiesta di accertamento negativo proposta dal Comune.

Nel caso in esame, la Corte di Cassazione ha appurato che l’ordinanza impugnata non ha motivato sulle ragioni dell’opportunità di sospendere il secondo processo, limitandosi a indicare la interdipendenza tra le domande senza però valutare la controvertibilità della soluzione della questione data nella prima sentenza e ipotizzare di non condividerla. L’ordinanza ha così violato il principio della Corte di Cassazione sull’espressa valutazione di una controvertibilità della decisione poiché il Giudice non ha motivato esplicitamente sul perché non abbia inteso far riferimento all’autorità della prima sentenza, ritenendola non vincolante.

Per i motivi sopra espressi la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali e ha cassato l’ordinanza rimettendo le parti davanti al Tribunale di Ancona.

Cass., sez. VI, 5 dicembre 2019, ordinanza n. 31876

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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