Corporate

La postergazione del finanziamento dei soci

Il nostro ordinamento disciplina la postergazione dei finanziamenti dei soci all’interno del capo VII, dedicato alla disciplina delle società a responsabilità limitata.

In particolar modo, l’art. 2467 c.c. prevede che il finanziamento dei soci, effettuato in favore della società, sia postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori sociali.

La ratio della norma in esame risponde ad esigenze di tutela dei creditori della società, al fine di evitare che la stessa operi in condizioni di sottocapitalizzazione ed in danno dei creditori medesimi. Una tale disposizione normativa si inserisce coerentemente nel quadro delle linee fondanti del diritto societario, le quali prevedono l’immissione da parte dei soci di capitale di rischio e il rinnovo di tale immissione in caso di perdita del capitale originario (in particolar modo, con riferimento ai conferimenti ed agli obblighi di ricapitalizzazione).

Sulla base di tali presupposti, recentemente il Tribunale di Milano (sez. specializzata in materia di impresa, 28 luglio 2015) si è pronunciato in favore dell’applicazione della disciplina in materia di postergazione non solo alle società a responsabilità limitata, bensì anche alle S.p.A., così allineandosi alla recente pronuncia della Cassazione del 7 luglio 2015, sez. I, n. 14056.

Secondo quanto confermato dal Tribunale milanese, l’esigenza a cui risponde la postergazione è tipica non solo delle S.r.l. bensì anche di una S.p.A., laddove la stessa presenti, in concreto, situazioni organizzative che riecheggino quelle tipiche delle S.r.l., ovvero:

  1. base azionaria familiare o comunque ristretta;
  2. coincidenza tra le figure dei soci e quelle degli amministratori;
  3. effettiva possibilità per il socio di riscontrare una condizione di adeguata sottocapitalizzazione o meno della società.

Ricorrendo tali presupposti, il Tribunale di Milano ritiene che la disciplina prevista espressamente per le S.r.l. possa essere estesa anche alle S.p.A., conformandosi e ulteriormente motivando quanto già affermato dalla Suprema Corte pochi giorni prima.

La Corte di Cassazione, infatti, chiamata a pronunciarsi in merito all’applicabilità per analogia del disposto di cui all’art. 2467 c.c., afferma come l’integrazione delle norme poste dall’ordinamento tramite un processo analogico o per estensione non possa essere effettuata sulla base di astratti modelli societari, piuttosto dovendosi ricorrere al rapporto tra norme e fatti.

Così, il riferimento al tipo di società non può essere di per sé ostativo all’applicazione della norma dettata dall’art. 2467 c.c., ma occorre appunto verificare in concreto se una determinata società esprima un assetto dei rapporti sociali idoneo a giustificarne l’applicazione.

Circostanza, peraltro, esplicitamente confermata dal disposto dell’art. 2497 quinquies c.c. che, in materia di rapporti infragruppo, estende l’applicazione delle disposizione in materia di postergazione a tutti i finanziamenti effettuati a favore della società da chi esercita attività di direzione e coordinamento nei suoi confronti.

30 settembre 2015

Giulia Buzzetti – g.buzzetti@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Nello scorso mese di giugno, il Consiglio Notarile di Milano si è interrogato in merito alla validi...

Corporate

L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Nel caso di una pluralità di società riconducibili a più persone fisiche appartenenti alla medesi...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Il Tribunale di Torino - Sezione specializzata in materia di Impresa, con decreto emesso inaudita al...

Corporate

X