Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

La pendenza di una procedura esecutiva non fonda il periculum in mora

Nell’ambito di un procedimento seguito dallo Studio, il Tribunale di Campobasso è intervenuto nel dibattito circa la natura dell’ordinanza di sospensione e i requisiti previsti dall’ordinamento per poter procedere alla sospensione dell’efficacia esecutiva di un titolo.

La vicenda trae origine da un giudizio di opposizione a precetto notificato in forza di un mutuo fondiario che era stato oggetto di contestazione da parte dei debitori intimati sia sotto il profilo dell’usurarietà dei tassi pattuiti, sia sotto il profilo della nullità delle fideiussioni rilasciate all’interno del contratto stesso.

All’esito di una delibazione sommaria, il Giudice adito aveva sospeso l’efficacia esecutiva del precetto, riconoscendo la fondatezza delle tesi debitorie.

L’ordinanza di sospensione è stata reclamata avanti il nominato Tribunale in composizione collegiale che ha ribaltato la decisione cautelare, rilevando in primo luogo l’ammissibilità del giudizio di reclamo proposto dall’Istituto di credito.

Difatti, il Collegio ha sottolineato che l’ordinanza di sospensione possiede natura cautelare e ha aderito all’orientamento prevalente nella giurisprudenza di merito “in forza del quale il reclamo previsto dal combinato disposto degli art. 624 e 669 terdecies c.p.c. avverso i provvedimenti in materia di sospensione dell’esecuzione è estensibile anche al provvedimento sospensivo dell’efficacia esecutiva di cui al comma 1 dell’art. 615 c.p.c.”.

Ritenuto ammissibile il reclamo, il Tribunale di Campobasso ha di seguito valutato positivamente anche la fondatezza del gravame.

Infatti, secondo il Collegio, l’ordinanza impugnata aveva disposto in maniera erronea la sospensione dell’efficacia esecutiva del precetto anziché quella del titolo, “in difetto di una previsione normativa che espressamente consenta la sospensione dell’efficacia esecutiva del precetto”.

In secondo luogo, l’ordinanza era da ritenersi illegittima, atteso che la sospensione era stata dichiarata senza la corretta delibazione dei ‘gravi motivi’ richiesti dall’art. 615 c.p.c. da individuarsi nei requisiti propri dell’azione cautelare ovverosia la presumibile fondatezza delle ragioni dell’opposizione (o fumus boni iuris) e l’irreparabilità del pregiudizio derivante al debitore dal compimento di atti esecutivi (o periculum in mora).

Come specificato nell’ordinanza in esame, i ‘gravi motivi’ di cui all’art. 615 c.p.c. possono essere sia eccezioni di carattere processuale, sia la deduzione dell’insussistenza della pretesa del creditore procedente per fatti impeditivi, modificativi o estintivi che si sono verificati successivamente al formarsi del titolo esecutivo, sia infine in particolari situazioni pregiudizievoli per il debitore (quali, ad esempio, la futura difficoltà a riottenere quanto versato al creditore).

Nel caso specifico, il Collegio ha ritenuto non verosimilmente fondata l’opposizione, in quanto promossa per contestare il quantum della pretesa azionata e non l’an debeatur, con l’evidente conseguenza che, anche riconoscendo la natura usuraria degli interessi pattuiti contrattualmente, sarebbe comunque dovuta la restituzione del capitale mutuato.

Con riferimento invece al requisito del periculum in mora, il Tribunale di Campobasso ha sottolineato come non basti eccepire l’avvio di una procedura esecutiva per poter sospendere, considerato che “l’instaurazione di una procedura esecutiva non costituisce, di per sé, periculum in mora (altrimenti opinando, il periculum sarebbe da reputarsi in re ipsa e tutti i titoli esecutivi dovrebbero essere sospesi perché suscettibili di determinare l’avvio di una procedura esecutiva)”.

Trib. Campobasso, 20 luglio 2020

Tommaso Molteni –  t.molteni@lascalaw.com

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