Contratti Bancari

La nuova disciplina sulla remunerazione degli affidamenti e degli sconfinamenti bancari

– di Aurelio Mirone, in Le nuove leggi civili commentate, n. 5/12, pag. 832.

L’articolo in esame affrontata la questione, emersa negli ultimi anni, delle commissioni di affidamento, soffermandosi in particolare sull’esame dei recenti interventi legislativi in materia.

Preliminarmente, occorre premettere che nei rapporti di affidamento e, soprattutto, nei contratti di apertura di credito, oltre al tasso di interesse (volto a remunerare la banca per la disponibilità effettivamente utilizzata dal cliente), è normalmente previsto un ulteriore onere, sottoforma di commissioni, destinato a remunerare in sé la prestazione di affidamento concessa al cliente.

Sino al 2009 gli istituti di credito utilizzavano per lo più due meccanismi di calcolo di tali oneri, ovvero la commissione di mancato utilizzo, conteggiata sull’accordato al netto dell’utilizzato e volta a ripagare la banca per l’impegno a fornire il credito non impiegato dalla clientela, e la commissione di massimo scoperto, conteggiata sull’ammontare massimo dell’utilizzo nel periodo di riferimento e volta a remunerare l’elasticità di cassa.

Tuttavia, quest’ultima commissione aveva sollevato numerosi dubbi circa la sua legittimità e, da ultimo, alcune pronunce giurisprudenziali l’avevano ritenuta nulla, sia sul piano causale, sia per l’incertezza circa il suo meccanismo di calcolo. Recependo tali decisioni e perplessità, con la legge 28 gennaio 2009, n. 2, articolo 2bis, comma 1, il legislatore è intervenuto per la prima volta in materia, ponendo una serie di limitazioni all’impiego delle commissioni di massimo scoperto e istituendo una nuova forma di commissione da determinarsi sull’intero importo dell’affidamento.

Quanto ai rapporti con la normativa in tema di usura, l’art. 2bis comma 2, ha invece stabilito che le c.m.s. sono rilevanti ai fini della determinazione del TEG, contrariamente a quanto sino ad allora era stato ritenuto.

La formulazione della nuova normativa, tuttavia, come ben evidenziato dall’Autore che si sofferma ad esaminarla in dettaglio, era contorta e, in ogni caso, lasciava la possibilità di introdurre nuove forme di remunerazione degli affidamenti, diverse dalle commissioni di massimo scoperto e da quelle di affidamento.

Le incertezze interpretative e le contraddizioni sono state recentemente superate dalla nuova disciplina contenuta nell’art. 117 bis T.U.B., che ha sostituito la precedente normativa e che, riepilogando in modo schematico, prevede quanto segue:

–           al primo comma è stabilito che i contratti di apertura di credito possono prevedere, quale unico onere a carico del cliente, una commissione omnicomprensiva, calcolata in maniera proporzionale rispetto alla somma messa a disposizione e alla durata dell’affidamento, e un tasso di interesse debitore sulle somme prelevate. L’ammontare della commissione non può superare lo 0,5 per cento, per trimestre, della somma messa a disposizione;

–          il secondo comma impone la nullità parziale di tutte le clausole che prevedano oneri diversi o non conformi rispetto a quanto stabilito;

–          sempre il secondo comma, per gli sconfinamenti in assenza di fido ovvero oltre il limite di fido, consente che i contratti possano prevedere, quale unico onere a carico del cliente, una commissione di istruttoria veloce determinata in misura fissa, commisurata ai costi, oltre a un tasso di interesse debitore sull’ammontare dello sconfinamento;

–          il quarto comma, infine, delegava al CICR il potere di adottare disposizioni applicative, anche al fine di prevedere i casi in cui non sia dovuta la commissione di istruttoria veloce. Questa seconda parte della norma è stata superata con l’art. 1, comma 1°ter, d.l. 24 marzo 2012, n. 29, che ha escluso appunto l’applicazione della predetta commissione per le famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite di fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre, non superiore alla durata di sette giorni consecutivi.

L’Autore, nell’articolo qui richiamato, esamina dunque la portata della nuova normativa, evidenziandone in particolare gli aspetti critici e soffermandosi, da ultimo, sulle tempistiche e modalità di adeguamento dei contratti già in essere.

(Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com)

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