La nuova disciplina del concordato c.d. misto

Il Tribunale di Chieti con decreto del 2 dicembre 2019 è tornato ad interrogarsi su quale sia la disciplina applicabile al concordato c.d. misto tenuto conto, altresì, della riforma che verrà introdotta con il Codice della crisi di impresa.

Nel caso di specie, la società ricorrente depositava una proposta di concordato ai sensi dell’art. 186bis l.f. norma che, come noto, disciplina il concordato in continuità aziendale.

Il piano di concordato prevedeva, però, sia una fase di continuità dell’attività produttiva, sia una fase liquidatoria dei beni non più funzionale all’attività di impresa.

Il Tribunale di Chieti, richiamando l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di merito, ha ribadito che, qualora il piano e la proposta siano caratterizzati da elementi di continuità aziendale e da componenti liquidatorie, il concordato non può semplicemente qualificarsi in continuità aziendale in forza del tenore letterale  dell’art. 186bis l.f. ma occorre applicare un criterio a tutela della massa creditoria.

Bisogna, quindi, determinare in quale modo l’una o l’altra componente riescano a soddisfare le pretese creditorie e a tal fine trova applicazione il c.d. criterio della prevalenza in termini quantitativi: è necessario valutare se il maggior ricavo, destinato alla soddisfazione dei creditori derivi dalla continuazione dell’attività aziendale o dalla vendita di beni non funzionali.

Alla luce di tale intepretazione, il Collegio Giudicante riteneva inizialmente di qualificare il concordato come liquidatorio con applicazione del disposto dell’art. 160 comma 4 l.f.

Tuttavia, in seguito alla convocazione in Camera di Consiglio, la ricorrente depositava un’integrazione al piano che modificava le previsioni di soddisfacimento dei creditori, ponendosi nuovamente il problema della qualificazione giuridica del piano di concordato e della relativa disciplina applicabile.

Il Collegio rilevava che, in mutamento del precedente orientamento e coerentemente con le linee ispiratrici della riforma della crisi di impresa, “la disciplina applicabile può stabilirsi sulla base di un criterio volto a privilegiare la causa concreta del negozio preposto intesa come assetto degli interessi economico-patrimoniali di tutte le parti, ovvero nella proposta di assicurare il miglior soddisfacimento possibile dei creditori per il tramite della continuità di impresa funzionale anche alla dinamica normativa di cui alla disciplina della crisi di impresa volta a favorire la continuità di impresa rispetto alla dispersione dei valori aziendali anche (ma non solo) per la tutela dei livelli occupazionali”.

Ciò in linea con quanto disporrà il Codice della crisi di impresa a mente del quale la nuova disciplina del concordato in continuità si applica anche alla proposta di concordato che preveda la continuità aziendale e nel contempo la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa, a condizione che possa ritenersi che i creditori vengano soddisfatti  in misura prevalente da ricavato prodotto dalla continuità aziendale (c.d. criterio della prevalenza).

Trib. Chieti, 2 dicembre 2019

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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