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La nuova definizione di default e i chiarimenti di Banca d’Italia

A decorrere dal 1° gennaio 2021 è entrata in vigore la nuova definizione di default contenuta nell’art. 178 del Regolamento UE n. 575/2013 relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento. Particolarmente rilevante è la novellata definizione, in quanto introduce criteri che risultano, in alcuni casi, più stringenti rispetto a quelli previsti fino a 31 dicembre 2020.

La definizione di default concerne i criteri con cui le singole banche e intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali. In particolare, essa prevede che, ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali minimi obbligatori per le banche e gli intermediari finanziari, i debitori siano classificati come deteriorati (default) al ricorrere di almeno una delle seguenti condizioni:

  1. la banca giudica improbabile che, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione;
  2. il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni (in alcuni casi, ad esempio per le amministrazioni pubbliche, 180) nel pagamento di un’obbligazione “rilevante.

Mentre la condizione di cui alla precedente lett. a) è già in vigore, la condizione di cui alla lett. b), invece, si aggiunge alle ipotesi al ricorrere delle quali il cliente deve essere classificato in default. In particolare, ai fini di cui alla lett. b), un debito scaduto va considerato “rilevante” quando l’ammontare dell’arretrato supera entrambe le seguenti soglie:

  1. 100 euro per le esposizioni al dettaglio e 500 euro per le esposizioni diverse da quelle al dettaglio (c.d. “soglia assoluta”);
  2. l’1 per cento dell’esposizione complessiva verso una controparte (c.d. “soglia relativa”).

Superate entrambe le soglie, prende avvio il conteggio dei 90 (o 180, in caso di amministrazioni pubbliche) giorni consecutivi di scaduto, oltre i quali il debitore è classificato in stato di default. Tra le principali novità si segnala anche come non sia più possibile compensare gli importi scaduti con le linee di credito aperte e non utilizzate (c.d. margini disponibili); a questo fine è necessario che il debitore si attivi, utilizzando il margine disponibile per far fronte al pagamento scaduto.

A tal riguardo, Banca d’Italia ha fornito alcuni chiarimenti, rispondendo ai quesiti che sono sorti nell’applicazione concreta. In particolare, per approfondire i quesiti sul tema si rinvia alle “Q&A sulla nuova definizione di default”, disponibili al seguente link.

Si precisa, tuttavia, che la nuova definizione di default non modifica nella sostanza i criteri sottostanti alle segnalazioni alla Centrale dei Rischi, utilizzate dagli intermediari nel processo di valutazione del “merito creditizio” della clientela, ma può avere riflessi sulle relazioni fra gli intermediari e la loro clientela, la cui gestione, come in tutte le situazioni di default, può comportare l’adozione di iniziative per assicurare la regolarizzazione del rapporto creditizio.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, Banca d’Italia ha trasmesso una comunicazione alle banche e agli intermediari finanziari, con la quale invita gli operatori ad adoperarsi per assicurare la piena consapevolezza da parte dei clienti sull’entrata in vigore della nuova definizione e sulle conseguenze che può produrre sulle dinamiche dei rapporti contrattuali. Gli interventi operativi raccomandati da Banca d’Italia riguardano l’implementazione dei canali di informativa e di assistenza ai clienti, al fine di sensibilizzare questi ultimi sulle implicazioni della nuova disciplina, nonché aiutare i medesimi a comprendere il cambiamento in atto e adottare comportamenti coerenti con la nuova normativa. La Banca d’Italia ha chiesto, altresì, di potenziare, specie in fase di avvio della nuova disciplina, i contatti su base individuale con la clientela, per prevenire possibili inadempimenti non connessi con la difficoltà finanziaria dei debitori.

Consulta l’infografica 

Infografica_La nuova definizione di Default

Isabella Frisoni – i.frisoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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