Diritto Processuale Civile

La notificazione di un atto è valida se effettuata presso la dimora abituale del destinatario

Cass., sez. VI Civile, 4 dicembre 2014, n. 25713 (leggi la sentenza)

L’odierno contributo giurisprudenziale sottopone all’attenzione dei lettori di Iusletter una recente pronuncia della Corte di Cassazione in materia di notificazioni.

In particolare, la Suprema Corte, rifacendosi  ad un proprio consolidato orientamento (ex multis, Cass. n. 24852/2006 e n. 15938/08) evidenzia come, per la determinazione del luogo di residenza o dimora della persona destinataria della notificazione di un atto, rileva esclusivamente il luogo ove essa dimora di fatto, in modo abituale.

E’ difatti agevole rendersi conto che la nozione di residenza coincide con quella di dimora abituale, e quindi che le risultanze anagrafiche hanno un valore meramente presuntivo, e possono pertanto essere superate da una prova contraria desumibile da qualsiasi forma di convincimento.

In generale dunque la notifica dell’atto giudiziario, eseguita presso indirizzo diverso da quello di residenza, deve ugualmente considerarsi valida.

In proposito, sempre sul tema, vale certamente richiamare anche la pronuncia espressa  dalla Corte di Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n. 11550 del 14 maggio 2013, secondo cui “le rilevanze anagrafiche rivestono un valore meramente presuntivo circa il luogo dell’effettiva abituale dimora, il quale è accertabile con ogni mezzo di prova, anche contro le attese risultanze anagrafiche, assumendo rilevanza esclusiva il luogo ove il destinatario della notifica dimori di fatto in via abituale”.

Con tale assunto, la Suprema Corte ha adottato dunque il criterio della dimora effettiva, ancorata alla relazione di fatto che si instaura tra questa e il destinatario del provvedimento, a nulla rilevando la circostanza che la residenza o il domicilio anagrafico potrebbe essere differente.

E’ pertanto nel solco di un orientamento consolidato che gli Ermellini, nella fattispecie in commento, ribadiscono il principio per cui  le risultanze anagrafiche assumono solo un valore presuntivo relativo circa il luogo di residenza. Esse, infatti, possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsivoglia fonte di convincimento, secondo un congruo e logico apprezzamento del giudice del merito”.

17 dicembre 2014

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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