Diritto Processuale Civile

La notificazione degli atti alle persone giuridiche ai sensi dell’art. 145, I comma, ultima parte cpc: il caso

Cass., Sez. VI, 14 gennaio 2016, n. 444 (leggi la sentenza)

Con l’ordinanza n. 444/16 in commento, la Suprema Corte affronta il tema della validità degli atti notificati al legale rappresentante delle persone giuridiche, allorquando non indichino nel corpo del loro contenuto la qualità e la residenza o domicilio o dimora abituale di quest’ ultima persona fisica, in contrasto, quindi, con quanto statuito dall’art. 145, I comma, ultima parte cpc in tema di notifica agli  Enti a mezzo dei loro rappresentanti legali.

Tale è il motivo di doglianza con cui il ricorrente, amministratore e legale rappresentante della società fallita, chiedeva dichiararsi l’inefficacia dell’istanza di fallimento notificatagli ai sensi del predetto articolo, proprio perché, come detto, sprovvisto delle indicazioni relative alla propria residenza. A sostegno della propria tesi il ricorrente asseriva, infatti, che detta omissione avrebbe dovuto considerarsi alla stregua di un vizio formale per genericità dell’atto ai sensi dell’ art. 125 cpc, tale quindi da determinare la nullità dell’istanza di fallimento e degli atti ad esso successivi, quale la stessa sentenza dichiarativa del fallimento.

Di diverso avviso sono stati i Giudici di Piazza Cavour i quali, andando al di là del contenuto letterale del citato art. 145 I comma, ultima parte  c.p.c e soffermandosi, più propriamente, sulla ratio della stessa normativa hanno deciso, infine,  di rigettare la domanda.

Difatti,  hanno ritenuto che l’omissione (ammesso che possi dirsi tale) invocata dal ricorrente, dovesse considerarsi superata dal raggiungimento dello scopo perseguito Legislatore, che è quello di portare l’atto a conoscenza dell’Ente, tramite notifica al suo legale rappresentante; ragion per cui il rispetto delle prescrizioni contenute nella citata normativa di indicare i dati identificativi di quest’ultimo assolve soltanto alla funzione di agevolare il procedimento notificatorio evitando gli abusi derivanti da spostamenti non segnalati di sede delle società commerciali.

Alla stregua di tanto, non è necessario che i dati del legale rappresentante risultino, oltre che nella relata di notifica, anche nel corpo dell’atto, poiché non devono conferire all’atto la veste formale di un atto processuale come richiesto dall’art. 125 cpc ma solo quella di consentire la sua conoscenza tempestiva ai suoi destinatari.

In definitiva è sufficiente che tali dati risultino dal contenuto complessivo dell’atto, proprio come è accaduto nel caso di specie ove gli stessi risultavano solo dalla elencazione dei documenti contenuta nell’istanza di fallimento; Tanto, difatti, è bastato per consentire al ricorrente di comprendere la propria idoneità ad essere indicato come destinatario dell’atto, nonché di comprendere la natura, il contenuto e gli effetti dell’atto stesso.

9 febbraio 2016

Fabrizia D’Albaf.dalba@lascalaw.com

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