Diritto Processuale Civile

La notifica presso la casa comunale: efficace solo quale ultima ratio

Cass. Pen., 4 giungo 2013, Sez. VI, n. 24271

La Suprema Corte di Cassazione, Sez VI Penale, con la sua recente sentenza n. 24271/13, depositata il 4 Giugno 2013, prende posizione sul tema della notifica di atti giudiziari.

Nel caso in esame il soggetto ricorrente lamentava la lesione del diritto di difesa poiché la notifica della citazione diretta a giudizio, non era stata effettuata presso la residenza anagrafica ed effettiva.

L’imputato, per reato di cui all’art 337 c.p., non era pertanto potuto comparire regolarmente all’udienza, avvalersi di un difensore di fiducia e difendersi adeguatamente nel corso dei mezzi istruttori espletati siano alla data della notifica del verbale con la contestazione aggiuntiva di altro capo d’imputazione, ex art. 340 c.p..

Infatti, dopo che il tentativo di notifica presso la residenza dell’imputato non era andato a buon fine, indirizzo risultante dal documento rilasciato dallo stesso ai verbalizzanti intervenuti in occasione della vicenda di resistenza a pubblico ufficiale, fatto di cui era accusato, l’atto era stato subito depositato nella casa del Comune dove l’uomo aveva l’abitazione.

La Suprema Corte ha quindi chiarito che la notifica in esame, in ragione di una mera apparenza dovuta alla presenza di una buca delle lettere a nome dell’imputato, è nulla poiché non è stata preceduta da alcun tentativo di consegna presso i luoghi e nelle forme indicate dall’art. 157 c.p., commi da 1 a 7, ossia presso un sito che costituisca abitazione o luogo di lavoro dell’imputato.

Ed infatti, l’orientamento seguito ripercorre pedissequamente quanto disposto dall’art 157 c.p., il quale chiarisce che la notifica di cui al comma 8 è da ritenersi idonea, solo dopo aver eseguito senza frutto le necessarie notifiche prescritte dall’art. 157 c.p. commi da 1 a 7 e pertanto non avendo rispettato le formalità dell’iter previsto, prima di pervenire al modo di notifica in questione, il ricorso è stato accolto poiché incentrato proprio sull’eccezione di nullità della notifica.

Tale ultima ratio è perseguibile solo se, dopo la residenza, si sia provveduto a notificare ex art 157 comma 1 nel luogo in cui l’imputato esercita abitualmente l’attività lavorativa ed ex art 157 comma 2 nel luogo dove l’imputato ha temporanea dimora o recapito, mediante consegna al portiere o chi ne fa le veci, o infine ex art 157 comma 6, mediante consegna alla persona convivente, al portiere o a chi ne fa le veci. Solo se le persone indicate nel comma 1 mancano o non sono idonee o si rifiutano di ricevere la copia, si procede nuovamente alla ricerca dell’imputato, tornando nei luoghi indicati nei commi 1 e 2.

Quando anche questa ulteriore via è stata ripercorsa allora si potrà giustamente procedere ex art 157 comma 8 c.p., il quale recita: “Se neppure in tal modo è possibile eseguire la notificazione, l’atto è depositato nella casa del comune dove l’imputato ha l’abitazione, o, in mancanza di questa, del comune dove egli esercita abitualmente la sua attività lavorativa. Avviso del deposito stesso è affisso alla porta della casa di abitazione dell’imputato ovvero alla porta del luogo dove egli abitualmente esercita la sua attività lavorativa. L’ufficiale giudiziario dà inoltre comunicazione all’imputato dell’avvenuto deposito a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata”.

(Antonio Peroni Ranchet – a.peroni@lascalaw.com)

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