La notifica non vale se non c’è la firma digitale

La notifica non vale se non c’è la firma digitale

La Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza in commento, ha affermato un chiaro principio in tema di firma digitale del difensore sugli atti processuali. In particolare, il Collegio, ha stabilito che “la sottoscrizione informatica dell’atto deve essere apposta sia sul ricorso depositato presso la cancelleria, sia sulla copia notificata alla controparte, pena l’inammissibilità dell’appello”.

La vicenda trae origine dall’impugnazione, proposta dall’Agenzia del Territorio – Riscossione, avverso la sent. n. 891/17 – Trib. Bologna, resa all’esito di una controversia tra l’Ente della Riscossione e un privato. Nella fattispecie l’appellante notificava in proprio l’appello, trasmettendo via PEC al difensore dell’appellato copia informatica dell’atto. Costituendosi in giudizio controparte, in via pregiudiziale di rito, chiedeva l’inammissibilità dell’appello, sostenendo che lo stesso fosse stato notificato in assenza della necessaria firma digitale, in violazione dell’art. 125 c.p.c. e dell’art. 3-bis, comma 1, Legge n. 53/94, con conseguente giuridica inesistenza dello stesso.

Nel corso del processo, all’esame sia del ricorso depositato in cancelleria che della copia notificata alla controparte, è emerso come tali atti risultassero effettivamente privi della necessaria sottoscrizione telematica.

La Corte d’Appello di Bologna, quindi, ha dovuto affrontare e risolvere l’eccezione di notificazione del ricorso formulata dall’appellato, posto, come già detto, che la parte aveva notificato tramite posta elettronica certificata “una copia del ricorso non sottoscritto con firma digitale”.

In particolare, nella sentenza, la Corte, ha evidenziato che “la firma digitale – al pari della sottoscrizione dell’atto analogico (c.d. cartaceo) ai sensi dell’art. 125 c.p.c. – costituisce requisito di validità dell’atto introduttivo del giudizio (anche di impugnazione) in quanto essa attiene alla formazione dello stesso e alla sua riconducibilità a chi lo ha formato” con la conseguenza che “la relativa carenza non è sanabile e ad essa consegue l’inammissibilità dell’appello […]

Il giudice di appello, invero, ha ritenuto inesistente la notificazione dell’atto di gravame non solo perché la copia di esso trasmessa via PEC dal difensore dell’appellante era carente della firma digitale, ma, soprattutto, in quanto l’originale del medesimo atto ne era privo, con la conseguenza che tale difetto non può in alcun modo essere sanato determinando l’inesistenza giuridica/nullità assoluta dell’appello proposto.

Corte d’Appello di Bologna, 20 marzo 2019, n. 234

Marco Tanim.tani@lascalaw.com

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