Crisi e procedure concorsuali

La notifica dell’istanza di fallimento a mezzo ufficiale di polizia giudiziaria

Cass., sez. I, 5 ottobre 2015, n. 19797 (leggi la sentenza)

La deroga all’ordinario procedimento di notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza prefallimentare è posta ogni qual volta siano ravvisabili particolari ragioni d’urgenza ai sensi del comma quinto dell’art. 15 L.F..

In presenza di siffatte eventualità, non solo si giustifica l’abbreviazione dei termini a comparire sino a tre giorni liberi, ma altresì si riconosce la prescrivibilità, con decreto motivato da parte del  Presidente del Tribunale, dell’autorizzazione a modalità semplificate di notificazione a mente dell’art. 151 c.p.c..

Con il riconoscimento di un tale potere, è sorto il dibattito legato alle conseguenze di un’eventuale divergenza della procedura di notificazione, qualora operata da soggetti diversi dall’ufficiale giudiziario cui è assegnata tale funzione dall’art. 137 c.p.c..

Ove una tale difforme modalità sia specificatamente autorizzata dal disposto di un provvedimento del presidente del tribunale, non paiono scorgersi problematiche, essendo la comunicazione al debitore pacificamente valida e da considerarsi priva di ogni irregolarità, benché pervenuta per il tramite di un ufficiale di polizia giudiziaria (cfr. Cass. Civ. sez. I, 29/10/2010, n. 22151).

Al contrario, qualora non si scorga un’autorizzazione in tal senso, per lungo tempo si è discusso nel senso dell’inesistenza giuridica, ovvero dell’assenza di ogni possibilità di sanatoria della notificazione.

In particolare, la giurisprudenza ha considerato la notificazione eseguita a mezzo di ufficiale di polizia giudiziaria, quale soggetto assolutamente incompetente a compiere notifiche di atti processuali civili e pertanto assimilabile, circa l’esperimento di tale funzione, ad un qualsiasi cittadino, non configurante un’ipotesi di nullità sanabile con il rinnovo della notifica in forma rituale, ma addirittura quale atto giuridicamente inesistente poiché giammai entrato a far parte della realtà dell’ordinamento.

Ciò in virtù della provenienza dell’atto da persona del tutto svestita del potere di certificazione che non potrà attribuire certezza né in ordine a ciò che la relata attesta, né in ordine al fatto che l’atto scritto sia materialmente pervenuto nella sfera del destinatario (Cass. Civ. sez. I, 05/10/2004, n. 19921; Cass. Civ., 13/02/1999, n. 1195).

Dall’affermazione giurisprudenziale di una tale materiale inesistenza della notifica discendeva la nullità di tutti gli atti successivi al decreto di convocazione e, dunque, della sentenza dichiarativa di fallimento cui conseguiva la rimessione degli atti al tribunale affinché fosse instaurato il corretto contradditorio, mancato per totale difetto della vocatio in ius (Corte di Appello di Palermo, 18/05/2007).

Tuttavia, in ossequio a quanto dispone il quinto comma dell’art. 15 L.F., la giurisprudenza è pervenuta ad affermare che la notifica del ricorso e del decreto di convocazione per fallimento, avvenuta per tramite di un soggetto diverso dall’ufficiale giudiziario, come avvenuto nella specie in commento, ad opera della polizia giudiziaria, è da considerarsi notifica meramente viziata qualora non autorizzata dal decreto presidenziale che motivatamente la dispone per ragioni d’urgenza.

In altre parole, non si tratta di una notifica inesistente sol perché operata da un soggetto diverso ed istituzionalmente privo di ogni potere in tal senso, essendo la medesima notifica, purché illegittima, compatibile con le regole della procedura prefallimentare. Dunque, si dovrà configurare quale notifica viziata che, qualora possa giungere a buon fine, realizzando l’effetto di portare l’atto a conoscenza del destinatario, ovvero qualora sia in grado di provocare la costituzione all’udienza prefallimentare del destinatario, sarà in grado di sanare il vizio che l’affligge (Cass. Civ. Sez. Un. 06/02/2015, n. 2243).

In accordo con il principio poc’anzi espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, si è espressa la giurisprudenza di legittimità nella recente sentenza n. 19797 del 5 ottobre 2015, rigettando il ricorso proposto.

5 novembre 2015

Matilde Sciagatam.sciagata@lascalaw.com

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