Crisi e procedure concorsuali

La non definitività dell’ordinanza di distribuzione somme

Trib. Monza, 14 dicembre 2015 

Una procedura di sovraindebitamento è intervenuta in un giudizio di esecuzione immobiliare chiedendo ai creditori dell’esecutato la consegna delle somme oggetto del progetto di distribuzione che, al momento dell’apertura del procedimento di sovraindebitamento, non erano ancora state corrisposte loro. Con ordinanza, il Giudice dell’Esecuzione ha rigettato la richiesta della procedura.

Successivamente, la stessa procedura si è opposta a tale provvedimento dinanzi al Tribunale di Monza. I creditori costituiti hanno chiesto la conferma del provvedimento impugnato, basato sull’osservazione per cui il progetto approvato, una volta che non siano esperiti i rimedi previsti avverso la stesso, diviene irrevocabile, comportando così la definitività dei risultati dell’esecuzione.

L’ordinamento tradizionalmente (salvo la deroga prevista in favore dei creditori “fondiari” e salvo il subentro del curatore creditore nella procedura già avviata) prevede l’improcedibilità del processo esecutivo in presenza della declaratoria di fallimento. Si tratta come noto del disposto di cui all’art. 51 L.F., in base al quale “dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare…può essere iniziata o proseguita”.

In applicazione della suddetta norma si noti che, anche nel caso in cui il fallimento sia intervenuto successivamente al provvedimento che approva il progetto di distribuzione, ma anteriormente alla consegna del ricavato ai creditori, gli importi non ancora concretamente appresi dai creditori, devono, comunque, essere destinati in favore del curatore.

Il Tribunale di Monza, richiamando il principio contenuto nell’art. 51 l.f., ha confermato che il progetto di distribuzione, ove non impugnato nei termini, acquista carattere di irrevocabilità rispetto alle eventuali contestazioni del credito soddisfatto da parte dell’esecutato o dei creditori.

Il Tribunale ha, tuttavia, specificato che la “stabilità del progetto di distribuzione” non preclude la possibilità per l’ordinamento di considerare prevalenti altri principi ed istituti dallo stesso previsti.

Motiva il giudice: “anzitutto, poiché la stabilità non è corrispondente al giudicato, è evidente che l’attribuzione derivante dall’approvazione del progetto è senz’altro travolta dal vittorioso esito del giudizio pendente relativo al titolo. In secondo luogo l’ordinamento tradizionalmente prevede l’improseguibilità del processo esecutivo in presenza della declaratoria di fallimento. Infatti mentre nel caso dell’art. 51 L.F., e conformemente alla natura del fallimento, l’esecuzione diviene definitivamente improseguibile, e la procedura concorsuale è già idonea (senza altro vaglio giudiziale) al soddisfacimento dei crediti in regime di par condicio creditorum, nel caso della procedura di sovraindebitamento, come del resto in ipotesi di concordato, fino all’omologazione non si avrà che un effetto di temporaneo arresto del tutto equiparabile a quello sospensivo mentre l’attribuzione agli organi della procedura è subordinata appunto all’omologa stessa”.

In conclusione, il Tribunale ha respinto l’opposizione in virtù della circostanza per cui, non essendo intervenuta (nel caso di specie) l’omologa della procedura di sovraindebitamento, l’esecuzione deve considerarsi semplicemente “sospesa”.

In virtù di ciò, la procedura di sovraindebitamento è priva di qualsivoglia legittimazione ad incamerare le somme da ripartire, le quali, in caso di mancata omologazione, dovranno, infatti, essere regolarmente corrisposte in favore dei creditori.

28 gennaio 2016

Davide Manzod.manzo@lascalaw.com

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