Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La nomina di una società di capitali quale amministratore di s.r.l.

Con sentenza n. 3545/2017 il Tribunale di Milano si è occupato del tema dell’ammissibilità della nomina di una società di capitali come amministratore di una s.r.l..

Si premette che il Tribunale di Milano ha fornito risposta positiva a tale quesito, peraltro in conformità a proprie precedenti pronunce (in tal senso, Trib. Milano sez. VIII del 27/02/2012).

Già la sentenza Cass. Civ n. 22840 del 24/10/2006 aveva affermato il principio secondo cui la persona giuridica non soffre di limitazioni di capacità se non nei casi tassativamente previsti dalla legge ed è in grado di offrire, quanto all’adempimento della relativa obbligazione ed all’imputazione della conseguente responsabilità, un grado di affidabilità pari a quello della persona fisica.

Tuttavia, la principale obiezione era rimasta quella della imperatività del principio per il quale la nomina dell’amministratore deve promanare dai soci, quale atto organizzativo primario. Tale principio, infatti, verrebbe illecitamente aggirato laddove la società incaricata della gestione (e non i soci) dovesse successivamente incaricare una persona fisica della gestione in concreto dell’incarico/mandato ricevuto.

Addirittura, si rileva come la Cassazione sia arrivata a sostenere la nullità dell’atto costitutivo di società personali in cui fossero intervenute, come soci illimitatamente responsabili dotate del connesso potere gestorio, una o più società di capitali (vedasi in tal senso Cass. Civ. n.5636 del 17/10/1988).

Tali obiezioni non hanno tuttavia oggi più ragion d’essere.

Quanto alla prima, perché il sistema di amministrazione delle società a responsabilità limitata, improntato ad un’ampia flessibilità, consente ora la previsione statutaria di meccanismi di individuazione e nomina dell’amministratore derogatori rispetto a quanto previsto dall’art. 2475 c.c.: ciò al punto che la designazione dell’amministratore ben può costituire statutariamente l’oggetto di un diritto particolare di un socio.

Quanto invece alla seconda obiezione, si rileva che tale divieto è stato eliminato dal secondo comma dell’art. 2361 c.c. (come novellato a decorrere dall’1/1/2004) che ora richiede – quale condizione necessaria e sufficiente per l’assunzione da parte di una S.p.A. di partecipazioni “in altre imprese comportante una responsabilità illimitata per le obbligazioni delle medesime” – l’autorizzazione dell’assemblea degli azionisti.

E’ altresì necessario tenere conto della vigenza anche in Italia di norme di fonte europea che espressamente o implicitamente consentono che una persona giuridica amministri un altro ente collettivo. Ci si riferisce, in particolare, all’art. 5 del d.lgs. n. 240 del 23/7/1991 in attuazione del Regolamento CEE n. 2137/1985 relativo all’istituzione di un gruppo europeo di interesse economico (GEIE), nonché, per quanto specificamente riguarda le società di capitali, all’art. 47 del Reg. UE/2057/2001 disciplinante la società europea.

In conclusione, il Tribunale di Milano ha sancito – sulla base delle considerazioni che precedono – la piena liceità nelle società a responsabilità limitata della nomina quale amministratore di altra società di capitali.

A quanto sopra esposto è doveroso aggiungere che la persona giuridica amministratore esercita le relative funzioni attraverso un rappresentante da essa designato, il quale assumerà gli stessi obblighi e responsabilità civili e penali previsti a carico degli amministratori persone fisiche ex art. 2476 c.c., restando impregiudicata la responsabilità solidale della persona giuridica amministratore.

Tribunale di Milano, 27 marzo 2017, n. 3545

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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