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La natura perentoria del termine per il voto nel concordato preventivo

Ai sensi dell’art. 177, comma 2, legge fallimentare, i creditori muniti di privilegio, per i quali la proposta di concordato preveda l’integrale pagamento del credito, non hanno diritto al voto se non rinuncino – in tutto od in parte – al diritto di prelazione.

In merito, la Corte d’Appello di Catania, con la recentissima sentenza n. 1487/2016 del 12 ottobre 2016, ha avuto modo di evidenziare la natura perentoria del termine di venti giorni successivi all’adunanza dei creditori stabilito dall’art. 178, comma 4, legge fallimentare per l’espressione del voto, sottolineando l’impossibilità di rinunciare alla qualità di creditore privilegiato successivamente all’adunanza dei creditori.

Il voto contrario alla proposta di concordato deve quindi essere espresso perentoriamente nei venti giorni successivi alla chiusura dell’adunanza e solo dai creditori che non lo abbiano esercitato entro la chiusura del verbale.

È pertanto possibile parlare di “esercizio del diritto di voto” unicamente laddove il creditore ne sia effettivamente titolare, con la conseguenza che, siccome il creditore privilegiato non ha diritto al voto se prima non rinunci espressamente al privilegio, allo stesso debba ritenersi preclusa la manifestazione di dissenso dopo la chiusura del verbale di adunanza.

Pertanto, qualora un creditore rinunci al proprio privilegio dopo la chiusura dell’adunanza, non sarà possibile tenere conto né del suo credito ai fini delle maggioranze né del suo voto ai fini dell’approvazione della proposta.

La pronuncia trova la sua ratio fondamentale nella necessità di non sottrarre al contraddittorio degli altri creditori la possibilità di contestare il credito, di cui si deve tenere conto – ai fini del calcolo delle maggioranze – unicamente a seguito dell’eventuale rinuncia al privilegio.

In altri termini, la rinuncia de qua incide di per sé sul calcolo delle maggioranze e, tenuto conto che in difetto di espressa rinuncia, il credito non viene a tali fini considerato ed il creditore non vota, è ben comprensibile come l’interesse alla contestazione del credito da parte degli altri creditori scaturisca proprio dalla detta rinuncia.

Ne deriva, pertanto, la natura perentoria del termine di venti giorni successivi all’adunanza dei creditori per l’espressione del voto nonché la conseguente impossibilità di rinunciare alla qualità di creditore privilegiato successivamente all’adunanza stessa.

Silvia Alessandra Paganis.pagani@lascalaw.com

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