Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Non tassativi i motivi di revoca del concordato omologato

L’annullamento del concordato preventivo omologato, ex art. 186 l.f., nel testo novellato dal D.lgs. n. 169 del 2007, è un rimedio concesso ai creditori nei casi in cui la rappresentazione dell’effettiva situazione patrimoniale della società proponente, in base alla quale il concordato è stato approvato dai creditori ed omologato dal tribunale, sia risultata falsata per effetto della dolosa esagerazione del passivo, dell’omessa denuncia di uno o più crediti, ovvero della sottrazione o della dissimulazione di tale orientamento, o di altri atti di frode, idonei ad indurre in errore i creditori sulla fattibilità e sulla convenenza del concordato proposto”.

L’annullamento del concordato preventivo è disciplinato dall’art. 138 l.f., in quanto richiamato dall’art. 186 l.f., ed è possibile, secondo il dettato normativo, esclusivamente nel caso di dolosa esagerazione del passivo e di sottrazione o dissimulazione di una parte rilevante dell’attivo, non essendo ammessa alcuna altra azione di nullità.

Con il principio di diritto summenzionato, la Corte di Cassazione ha invece negato che le ipotesi contemplate dall’art. 138 l.f. abbiano natura tassativa, ricollegandosi alla previsione di revoca dell’ammissione al concordato di cui all’art. 173 l.f.

Secondo la pronuncia in esame, detta norma, “nel prevedere le fattispecie la cui ricorrenza comporta la revoca dell’ammissione al concordato, fa riferimento all’occultamento o dissimulazione di parte dell’attivo, alla dolosa omissione di denuncia di uno o più crediti, all’esposizione di passività insussistenti o “altri atti di frode” […] intesi, sul piano oggettivo, come le condotte volte ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, aventi valenza potenzialmente decettiva per l’idoneità a pregiudicare il consenso informato degli stessi sulle reali prospettive di soddisfacimento in caso di liquidazione”.

Proprio nell’ottica “unificatrice della disciplina”, la Corte di Cassazione ha negato la natura tassativa di quanto disposto dall’art. 138 l.f., ricollegandosi alle più ampie previsioni dell’art. 173 l.f., ritenendo “di chiara evidenza come sussista l’eadem ratio tra le fattispecie legittimanti la revoca dell’ammissione al concordato e quelle che determinano l’annullamento dell’omologazione del concordato”.

Cass., 14 settembre 2016, n. 18090

Riccardo Abbagnator.abbagnato@lascalaw.com

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