Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La natura giuridica della denuntiatio: l’assenza di vincolo contrattuale

Il Tribunale di Milano, con un’ordinanza – resa all’esito di procedimento cautelare in corso di causa avente ad oggetto il sequestro giudiziario di quote di una s.r.l. – ha confermato, in particolare, un orientamento della Cassazione (si veda sentenza del 21 gennaio 1982, n. 402) precisando che la denuntiatio non ha natura giuridica di vera e propria “offerta contrattuale”, bensì costituisce un semplice “invito a contrarre”, volto a mettere gli altri soci-oblati a conoscenza dell’intenzione di uno di essi di disporre della propria partecipazione sociale, nonché di comunicare tutte le condizioni alle quali il promittente intende concludere il contratto di cessione con terzi.

Il caso affrontato dal Tribunale trae origine dalla comunicazione con cui un socio di una s.r.l. – applicando la clausola di prelazione statutaria – aveva informato gli altri soci della propria volontà di cedere la propria quota di partecipazione ad un terzo non socio che si era offerto di acquistarla; successivamente, solo uno degli altri soci aveva esercitato il diritto di prelazione, limitatamente alla propria quota di partecipazione al capitale sociale.

Il socio-denunziante comunicava, poi, ai soci ed alla società il venir meno dell’interesse alla vendita per effetto della rinuncia alla stessa da pare del potenziale acquirente all’acquisto, precisando altresì che l’esercizio del diritto di prelazione da parte dell’unico socio interessato era inefficace a creare un vincolo contrattuale avendo esso riguardato una piccola quota e non l’intera partecipazione offerta.

Il socio-oblato aveva dunque promosso, tra l’altro, ricorso cautelare domandando il sequestro giudiziario in attesa che si concludesse il procedimento di merito volto ad ottenere una sentenza dichiarativa che confermasse l’avvenuta vendita (o, in subordine, una sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c.).

Il Tribunale, da un lato, ha chiarito che “con la semplice denuntiatio non sorge alcun obbligo immediato a carico del promittente, il quale è libero anche di non stipulare il contratto cui si riferisce la prelazione, obbligandosi solo a preferire, ove intenda concludere la cessione, loblato”; quest’ultimo, infatti “non ha alcun potere di costituire il rapporto contrattuale finale mediante una propria manifestazione di volontà, né può riscontrarsi una correlativa soggezione del promittente, che a fronte della risposta positiva (vera e propria <proposta>) da parte delloblato, rimane libero di determinarsi a cedere la quota, o ad alienarla al socio. La prelazione statutaria rimane pertanto un patto del tutto estraneo alla conclusione del contratto di cessione di quote, dal momento che per la conclusione dello stesso, deve far seguito una ulteriore accettazione del promittente-denunziante, solo in presenza della quale si può dire concluso il negozio.”.

Dall’altro, che “in caso di risposta positiva da parte dei soci oblati, manifestanti l’intenzione all’acquisto alle medesime condizioni oggetto di denuntiatio, il contratto non si intenderà concluso automaticamente, ma potrà (e non già dovrà) essere stipulato in un secondo momento, sempre che il promittente mantenga l’intenzione di alienare.”.

Trib. Milano, Ord., 28 gennaio 2020 

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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