Contratti

La natura dell’atto costitutivo del trust ed i conseguenti risvolti in tema di sussistenza dei presupposti dell’azione revocatoria ordinaria

Tribunale di Bari, 12 febbraio 2013 (leggi la sentenza per esteso)

“L‘atto costitutivo del trust ha natura di atto a titolo gratuito, revocabile ai sensi dell’articolo 2901 c.c.” – Tribunale di Bari, sentenza del 12 febbraio 2013.

La sentenza in argomento offre spunto per affrontare il tema della natura dell’atto costitutivo di trust ai fini dell’esercizio dell’azione revocatoria ordinaria, tema rilevante se si considera che l’eventuale   riconoscimento della natura gratuita di detto atto, sic et simpliciter, così come ritenuto dal Tribunale di Bari, consentirebbe di escludere la prova della sussistenza della partecipatio fraudis del terzo, al pari di quanto avviene in materia di revocatoria di un fondo patrimoniale.

Secondo quanto stabilito dall’art. 2901 c.c., il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi  pregiudizio alle sue ragioni quando concorrano determinate condizioni, che, nel caso di atto a titolo gratuito, si sostanziano, – oltre che in una ragione di credito anche eventuale ed in pregiudizio, obiettivo ed effettivo, arrecato al creditore -, nella c.d. scientia damni, ovvero nella dimostrazione, seppur con presunzioni, della consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore (quando l’atto di disposizione è successivo al sorgere del credito) o nel c.d. consilium fraudis dato dalla preordinazione dell’atto medesimo al fine di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore (qualora l’atto risulti precedente al sorgere del credito).

Nel caso di atto a titolo oneroso, invece, oltre agli elementi sopra indicati, occorre anche dimostrare la partecipatio fraudis del terzo, dovendosi provare, la consapevolezza del terzo della menomazione della garanzia patrimoniale (quando l’atto di disposizione è successivo al sorgere del credito) o la partecipazione di questi alla dolosa preordinazione (qualora l’atto è precedente al sorgere del credito).

La natura gratuita od onerosa dell’atto da revocare, pertanto, incide, in maniera rilevante, sull’onere della prova a carico del creditore consentendogli, nell’ipotesi di atto gratuito, di limitare detta prova alla sfera del debitore ed escludendo qualsiasi riferimento al terzo.

Con la decisione in argomento, il nominato Giudicante, pur ritenendo che “ai fini della revocabilità, le singole fattispecie di trust devono essere analizzate caso per caso, valutando la gratuità o l’onerosità dei singoli atti dispositivi in relazione all’intero, e spesso complesso, assetto degli interessi in gioco”  e pur riconoscendo, nella specifica fattispecie sottopostagli, la sussistenza, ai fini della revocabilità dell’atto di trust esaminato, degli elementi sia del consilium fraudis del disponente-debitore che della partecipatio fraudis del terzo, conclude asserendo che “poiché il trust è notoriamente posto alla stessa stregua degli atti costitutivi di un fondo patrimoniale, l’atto costitutivo dello stesso va ritenuto atto a titolo gratuito, rendendo inutile la verifica del requisito della partecipatio fraudis del terzo”.

Tale affermazione, a parere della scrivente, non è però condivisibile dovendo, così come pure espresso dal Giudice del Tribunale di Bari, analizzarsi, di volta in volta, le singole fattispecie di trust e, più precisamente, le finalità che si propone tale atto avuto riguardo al rapporto tra disponente e destinatari. Sono tali finalità, difatti, a determinare la natura dell’atto stesso: gratuita, qualora il trust si proponga scopi liberali (come nel trust c.d. familiare), oppure onerosa, nell’ipotesi in cui costituisca uno strumento per l’adempimento di un obbligo giuridico (come nel caso del trust liquidatorio-solutorio).

Nello stesso senso, si segnala altro precedente giurisprudenziale, a mente del quale: “benchè dal punto di vista del disponente l’atto di trasferimento dei beni in trust abbia carattere gratuito, al fine di determinare la natura gratuita od onerosa di tale atto, occorre fare riferimento al rapporto tra disponente e destinatari con la conseguenza che avrà natura liberale l’atto con il quale il disponente assoggetta determinati beni al trust con finalità liberali nei confronti dei beneficiari, mentre avrà natura onerosa l’atto con il quale i beni siano destinati all’adempimento di una obbligazione” (sentenza del Tribunale di Alessandria del 24.11.2009).

10 giugno 2014

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com)

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