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La natura della responsabilità della banca

La sentenza in commento affronta il tema della natura della composita responsabilità della banca, in una vicenda in cui una società cliente dell’istituto aveva incardinato due distinti giudizi, poi riuniti. Tali cause erano tese, da un lato, a conseguire la risoluzione del contratto di mutuo per inadempimento della banca e conseguente condanna della convenuta alla cancellazione delle ipoteche iscritte ed al risarcimento del danno e, dall’altro, ad ottenere la condanna al versamento di una parte del contributo concesso dall’allora Agensud[1] per il quale il Ministero dell’Industria aveva già disposto il mandato di pagamento. Dalla mancata concessione di tutte (o parte) delle somme finanziate e dei contributi pubblici era derivata, a detta dell’attrice, la crisi dell’azienda ed il successivo suo assoggettamento a procedure concorsuali.

In primo grado, la cliente della banca aveva trovato parziale soddisfazione e, proposto appello presso la Corte territoriale di L’Aquila, questa aveva dichiarato risolto per inadempimento della banca il contratto intercorso, condannando la stessa al pagamento di una rilevante somma a titolo di risarcimento del danno per la mancata erogazione dei finanziamenti e dei contributi per i quali parte attrice aveva agito in giudizio. La Corte aveva, invece, rigettato l’ulteriore domanda risarcitoria fondata sulla causalità tra la condotta dell’istituto ed i danni per lucro cessante e danno emergente, conseguenti alle procedure di amministrazione controllata e concordato preventivo “giacché il rilievo causale attribuito all’inadempimento della banca nel peggioramento delle condizioni economiche dell’impresa, non era sufficiente a rendere detto inadempimento causa o concausa dell’ulteriore, più grave evento lesivo costituito dello stato di insolvenza che aveva determinato il ricorso alle procedure e che doveva essere considerato evento eccezionale, in quanto tale estraneo, in forza del principio della causalità adeguata, alla normale serie causale scaturita dall’inadempimento”.

Sottoposto il giudizio al vaglio della Suprema Corte, questa, preliminarmente valutando assorbente la decisione del primo motivo del ricorso principale rispetto agli altri formulati dalla società, ha avuto modo di affermare in relazione al nesso causale: “Come anche di recente ribadito da questa Corte, in tema di nesso causale, esistono due momenti diversi del giudizio civile, costituito il prima dello ricostruzione del fatto idoneo a fondare la responsabilità, per il quale la problematica causale, detta della causalità materiale o di fatto, è analoga a quella penale di cui agli art. 40 e 41 cod. pen. ed il danno rileva solo come evento lesivo, ed il secondo, al quale va riferita la regola dell’art. 1223 cod. civ., che riguarda la determinazione dell’intero danno cagionato oggetto dell’obbligazione risarcitoria, attribuendosi rilievo, all’interno delle serie causali cosi individuate, a quelle che, nel momento in cui si produce l’evento, non appaiono del tutto inverosimili, come richiesto della cosiddetta teoria della causalità adeguata o della regolarità causale, fondata su un giudizio formulato in termini ipotetici (Cass. 23 dicembre 2010, n. 26042).

Giorgio Zurrug.zurru@lascalaw.com

[1] Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno (AgenSud) istituita con la legge 1º marzo 1986 nº 64 in luogo della Cassa del Mezzogiorno.
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