Diritto Processuale Civile

La morte dell’unico difensore della parte costituita determina automaticamente l’interruzione del processo

Cass. civ., Sez. II, 5 maggio 2014, n. 9623 (leggi la sentenza per esteso)

Con la recente sentenza n. 9623 depositata in data 5 maggio 2014, la Suprema Corte di Cassazione ha ancora una volta dettato il proprio orientamento, in tema di interruzione del processo.

Nel caso di specie un soggetto privato, deducendo di essere legittimo proprietario di un villino che aveva acquistato con rogito notarile del 19.10.90, che tuttavia aveva trasmesso il solo possesso giuridico del detto fabbricato, evocava in giudizio avanti al Tribunale di Latina l’alienante del bene  stesso. L’immobile era in atto occupato dalla precedente proprietaria, odierna convenuta, contro la quale aveva inutilmente promosso, nel 1994, l’azione di reintegra nel possesso del fabbricato ex art. 703 c.p.c.. Tanto premesso parte attrice richiedeva la condanna della convenuta al rilascio del villino, oltre al risarcimento del danno.

La convenuta si costituiva in giudizio deducendo che, con rogito del 16.05.1974 ella aveva apparentemente venduto l’unita immobiliare in questione, senza tuttavia trasmetterne il possesso, ad un terzo soggetto, a cui questa era poi succeduta quale unica erede, aggiungendo però che tale atto era nullo, sia perché riguardava un immobile abusivo, sia perché oggetto di simulazione assoluta, in quanto effettuato per ragioni di natura fiscale, tant’è che nessun prezzo era stato di fatto versato.

Per tali ragioni la stessa sottolineava che doveva ritenersi nullo anche il successivo atto di compravendita del 19.10.90 con il quale la stessa aveva ceduto l’immobile all’odierno attore, per carenza formale attinente all’abuso edilizio.

Pertanto, in via principale chiedeva il rigetto della domanda attorea ed in via subordinata insisteva per la declaratoria di acquisto della proprietà dell’immobile per usucapione, che era nel frattempo maturata.

La causa veniva decisa con sentenza n. 2030 del 2001, dal Tribunale di Latina, il quale rigettava sia la domanda principale dell’attore, che la riconvenzionale della convenuta.

Avverso la sentenza, l’attore proponeva appello e l’adita Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 4049/07, in accoglimento dell’appello principale, dichiarava che il contratto di compravendita del 19.10.90 non era affetto da nullità, accogliendo tuttavia anche l’appello incidentale che dichiarava l’intervenuta usucapione, da parte dell’alienante, della proprietà dell’immobile di cui trattasi, dal momento che la medesima aveva sempre avuto il possesso del’immobile con l’animus rem sibi habendi che non comportò la trasformazione del possesso in detenzione. Secondo la Corte non era necessario provvedere con atti idonei all’interversio possessionis per riaffermare la volontà di tenere la cosa con l’animo del possessore.

Avverso tale sentenza l’acquirente propone ricorso per Cassazione apportando quale motivo principale a fondamento delle proprie tesi la violazione dell’art. 301 c.p.c. per nullità degli atti processuali e della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Roma, emessa senza l’interruzione per decesso dell’unico difensore costituito per l’odierno ricorrente.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso precisando infatti che la morte dell’unico difensore della parte costituita, che intervenga nel corso del giudizio di secondo grado tra l’udienza di precisazione delle conclusioni e l’udienza collegiale, determina automaticamente l’interruzione del processo, anche se il giudice e le altre parti non ne abbiano avuto conoscenza. Ciò preclude ogni ulteriore attività processuale, con la conseguente nullità degli atti successivi e della sentenza di appello eventualmente pronunciata.

L’irrituale prosecuzione del processo, nonostante il predetto evento interruttivo, può essere dedotta e provata in sede di legittimità, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., mediante la produzione dei documenti all’uopo necessari, ma solo dalla parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l’interruzione, non potendo quest’ultima essere rilevata d’ufficio dal giudice, né eccepita dalla controparte come motivo di nullità della sentenza.

15 maggio 2014

(Antonio Peroni Ranchet – a.ranchet@lascalaw.com)

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