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La manleva degli amministratori

“E’ nulla, per contrarietà a norme imperative e per illiceità dell’oggetto, la clausola di manleva che preveda un accordo a non votare azioni di responsabilità verso ex amministratori, nonché per fatti dolosi riguardanti questi ultimi. E’ altresì nulla per indeterminatezza dell’oggetto la clausola di manleva che non preveda alcun livello di specificazione degli illeciti entro il quale essa dovrebbe essere esercitata, né un presumibile ammontare dei danni.”

La sentenza conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato in merito all’uso, diffuso nella prassi delle operazioni di acquisto di partecipazioni, di rilasciare, da parte dell’acquirente ed in favore dell’amministratore della società target, una dichiarazione o patto di manleva con la quale l’acquirente si impegna a (i) non deliberare l’azione di responsabilità nei confronti dell’ex amministratore o (ii) a risarcire l’ex amministratore di qualsivoglia conseguenza patrimoniale dovesse sopportare in conseguenza di un’azione di responsabilità esercitata nei suoi confronti.

Quanto al contenuto della prima previsione, la sentenza in esame ha confermato l’orientamento di precedente Giurisprudenza (ex multis, pronuncia n. 10215 del 28 aprile 2010 della Corte di Cassazione, che a sua volta confermava l’orientamento risalente alla sentenza n. 7030 del 27 luglio 1994).
La Giurisprudenza rileva una nullità ex art. 1418 c.c., in base alla circostanza che tale clausola priverebbe di significato le disposizioni di cui a norme imperative (quali sono ritenute pacificamente quelle di cui agli artt. 2392 e 2393 c.c.) in punto di responsabilità degli amministratori.

La nullità della suddetta pattuizione è altresì ricondotta all’illiceità dell’oggetto, il quale realizzerebbe un conflitto di interessi tra la società ed i soci: “il patto parasociale tra amministratori e soci di una società di capitali, con il quale questi ultimi si impegnano a non deliberare l’azione di responsabilità nei confronti dei primi, integra un’ipotesi di nullità in quanto sono illeciti l’oggetto (la prestazione di non votare l’azione di responsabilità) e la funzione del patto, poiché esso fa prevalere l’interesse dei soci che si sono accordati a detrimento dell’interesse generale della società, quale ente, al promovimento dell’azione dal cui esito positivo essa potrebbe ricavare benefici economici” (ex multis, Tribunale di Milano, n. 7946 del 16 giugno 2014).

Non viene invece riscontrata una nullità ex art. 1229 c.c., in quanto quest’ultima previsione si applica, secondo quanto confermato anche dalla Suprema Corte, al rapporto tra creditore e danneggiante mentre la clausola in esame, all’interno di un contratto di acquisizione, esplica i suoi effetti tra danneggiante (debitore) e terzo.

Si rileva altresì che un secondo profilo di nullità rilevato dalla Giurisprudenza in esame, per quanto concerne l’accordo avente ad oggetto la risarcibilità delle conseguenze patrimoniali eventualmente subite dal management in conseguenza di azioni di responsabilità nei loro confronti successivamente alla definizione dell’operazione di acquisizione, discenderebbe dalla contrarietà del nostro ordinamento giuridico  all’assunzione di una responsabilità svincolata dall’indicazione di un ammontare massimo prestabilito o ricavabile dal tipo di rischio oggetto di manleva: tali impegni dovrebbero quindi avere ad oggetto un evento ovvero un fatto, da cui discende l’obbligazione del mallevatore, determinato e dovrebbe altresì essere indicato o desumibile il limite massimo di assunzione del debito.

Tribunale di Milano, 20 dicembre 2013

Giulia Buzzettig.buzzetti@lascalaw.com

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