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La mancata indicazione dell’ISC nel contratto di mutuo

“La mancata o inesatta indicazione del c.d. ISC/TAEG in un contratto di finanziamento non determina la nullità del tasso per indeterminatezza ex art. 117, 6° co. TUB. In tema di ISC, si rileva che l’obbligo di esplicitazione dell’indicatore è stato introdotto dall’art. 9 della delibera CICR del 4.3.2003, che ha demandato alla Banca d’Italia la selezione delle operazioni finanziarie interessate dal dovere informativo e l’individuazione delle modalità di calcolo.
L’indice, sebbene sia calcolato attraverso il medesimo procedimento utilizzato per la determinazione del TAEG, è disciplinato, diversamente da quest’ultimo, da una norma di fonte regolamentare, sicché, nell’ipotesi in cui sia specificato erroneamente o non sia specificato, non è possibile applicare il tasso sostitutivo previsto dall’art. 117 TUB, stante la mancanza di una apposita disposizione normativa”.

Tali principi, ormai pacifici in giurisprudenza, vengono ribaditi dal Tribunale di Cremona con una recente sentenza.
Nell’ambito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, parte opponente contestava alla Banca convenuta opposta, fra le altre cose, la violazione delle norme sulla trasparenza bancaria con particolare riguardo all’art. 117 comma 6 T.U.B; ciò in virtù, dell’asserita indeterminatezza, all’interno di un contratto di mutuo, delle clausole di determinazione degli interessi. Sulla base di quanto appena rappresentato, pertanto, gli opponenti insistevano perché venisse dichiarata l’invalidità del contratto.

Si costituiva la Banca, la quale deduceva il pieno rispetto delle norme in materia di trasparenza bancaria.
In sentenza è stato affermato che L’ISC, sebbene sia calcolato attraverso il medesimo procedimento utilizzato per la determinazione del TAEG, è disciplinato, diversamente da
quest’ultimo, da una norma di fonte regolamentare, sicché, nell’ipotesi in cui sia specificato erroneamente o non sia specificato, non è possibile applicare il tasso sostitutivo previsto dall’art. 117 TUB, stante la mancanza di una apposita disposizione normativa.

Continuava, dunque, il giudicante: “Invero, l’ISC non costituisce tecnicamente una pattuizione negoziale ma rappresenta semplicemente una sintesi del costo complessivo del finanziamento derivante dalle singole pattuizioni contrattuali. Da ciò consegue che l’errata indicazione dell’indice o la sua omessa esplicitazione non altera il consenso del mutuatario in riferimento alle singole obbligazioni assunte ma genera una scorretta percezione della realtà. Il danno risarcibile, pertanto, è causalmente riconducibile alla suddetta errata percezione e presuppone l’allegazione e la dimostrazione che il mutuatario, qualora avesse conosciuto la corretta percentuale del costo annuo del credito, avrebbe concluso un differente negozio complessivamente più vantaggioso. Tale pregiudizio va concretamente allegato e provato dalla parte che lo invochi”.
Il Tribunale, in sintesi, ribadendo l’orientamento maggioritario sul tema, ha chiarito che il mancato adempimento dell’obbligo di inserimento di un corretto ISC nel rapporto negoziale può “generare esclusivamente una responsabilità risarcitoria dell’istituto bancario”, con conseguente diritto del mutuatario di ottenere il ristoro del pregiudizio subito, nella circostanza in cui sia dimostrata la perduta possibilità di stipulazione di un negozio economicamente più vantaggioso. Nel caso specifico, tuttavia, gli opponenti non hanno dato prova che, la paventata indicazione difforme, abbia influenzato la loro scelta contrattuale.

In ragione di quanto sopra, il Tribunale respingeva le domande proposte dagli opponenti, e, per l’effetto, confermava il decreto ingiuntivo opposto.

Trib. Cremona, 6 luglio 2021, n. 348

Angela Iadanza – a.iadanza@lascalaw.com

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