Crisi e procedure concorsuali

La mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato passivo esclude implicita adesione alle conclusioni del curatore

Massima: “La mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo potrebbe tutt’al più riverberare i suoi effetti nel futuro giudizio di opposizione, precludendo all’opponente di sollevare, in tale sede, eccezioni non rilevabili d’ufficio e di allegare nuovi fatti non dedotti entro l’udienza fissata per l’esame dello stato passivo, ma giammai potrebbe essere interpretata quale comportamento concludente, al quale attribuire il significato di integrale adesione alle conclusioni del curatore.” (leggi la sentenza per esteso)

 

Nell’ambito del diritto fallimentare, si segnala un’interessante recente sentenza, la n. 5659 del 10 aprile 2012 e al momento non ancora massimata, con cui la nostra Suprema Corte statuisce, in buona sostanza, che “…non v’è appiglio normativo dal quale possa presuntivamente ricavarsi che il mancato deposito di “osservazioni” al progetto [di stato passivo], ovvero il mancato compimento di un’attività processuale che i legislatore ha espressamente indicato come facoltativa, comporti la rinuncia dei creditore alla domanda”.

 

I giudici di legittimità ritengono quindi che l’omessa azione ex art. 95, comma 2, L.F. non potrebbe mai essere interpretata quale comportamento concludente, al quale attribuire il significato di integrale adesione alle conclusioni del curatore.

 

Stando al dettato del passaggio fondamentale di detta pronuncia, in tema di osservazioni al progetto di stato passivo, la mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni allo stesso potrebbe, al limite, ripercuotere i suoi effetti nel futuro giudizio di opposizione, precludendo all’opponente di sollevare, in tale sede, eccezioni non rilevabili d’ufficio e di allegare nuovi fatti non dedotti entro l’udienza fissata per l’esame dello stato passivo medesimo.

 

Come noto, la portata contenuta nel novellato art. 115 c.p.c., opera soltanto sul piano probatorio, consentendo al giudice di porre a fondamento della decisione i fatti allegati da una parte che non siano specificamente contrastati dalla controparte costituita.

 

Il principio, però, certamente non può estendersi alle questioni giuridiche dedotte dalla parte in via di mera difesa o di eccezione, sulle quali il giudice è tenuto a pronunciare secondo diritto e che dunque, ove infondate, devono essere respinte indipendentemente dal fatto che la controparte le abbia o meno contestate o le abbia, persino, condivise.

 

(Giangiacomo Ciceri- g.ciceri@lascalaw.com)

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