Diritto Processuale Civile

La mancanza dell’avvertimento di cui all’art. 493 c.p.c., comma 3, non determina la nullità dell’atto di pignoramento

Cass., 23 marzo 2011, Sez. III, n. 6662

Massima: "In tema di espropriazione forzata, la mancanza dell'avvertimento di cui all'art. 492, comma 3, c.p.c. non determina la nullità dell'atto di pignoramento, in quanto l'interesse del debitore a venire informato delle modalità e del termine per avanzare un'utile istanza di conversione può essere soddisfatto altrimenti nel corso della procedura esecutiva, purché prima che venga disposta la vendita o l'assegnazione a norma degli art. 530, 552 e 569 c.p.c. In mancanza, il provvedimento che tale vendita o assegnazione disponga è opponibile ai sensi e nei termini dell'art. 617 c.p.c." (leggi la sentenza per esteso)

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi in tema di espropriazione forzata, con la sentenza n. 6662 del 23 marzo 2011 ha stigmatizzato alcuni principi.

Ha innanzitutto ribadito che la possibilità riconosciuta al debitore dall’art. 492 c.p.c., comma 3, di chiedere la conversione del pignoramento è elemento che deve essere contenuto in ogni atto di pignoramento, il quale assumerà differenti strutture a seconda della specifica forma di espropriazione adottata caso per caso in base alla natura del bene assoggettato all’esproprio.

Tuttavia, prosegue la Corte, l’atto sarà da considerarsi valido anche in presenza della circostanza che l’obbligato non sia stato informato di tale possibilità, purché ne venga reso edotto prima che venga disposta la vendita, ovvero l’assegnazione, dei beni oggetto di espropriazione.

In effetti, nessuna delle previsioni dei primi 3 commi dell’articolo in commento è assistita dall’espressa sanzione della nullità ed invero, quanto all’ingiunzione di cui al comma 1, se la giurisprudenza di legittimità, in uno con parte della dottrina, la ritiene fondamentale quanto al raggiungimento dello scopo dell’atto, non altrettanto rileva quanto ai commi 2 e 3, considerati non elementi necessari ai fini della validità dell’atto, quanto piuttosto requisiti formali.
Le Terza Sezione, quindi, non fa che porre in risalto che l’art. 493 c.p.c. altra funzione non ha se non quella di porre il debitore in condizione di avanzare tempestivamente domanda di conversione, come da previsione dell’art. 495 c.p.c.

Si deve ritenere, quindi, che ogniqualvolta il debitore non sia stato posto in condizione di effettuare l’opzione, non possano essere disposte la vendita o l’assegnazione ex. artt. 530, 552 e 569 e, qualora vengano ugualmente preordinate, l’ordinanza sarà da considerarsi viziata, quindi opponibile ai sensi dell’art. 617.

Ne segue che, quando tale interesse dell’obbligato, pur non essendo stato garantito con il pignoramento, poiché privo dell’avvertimento di cui si discorre, sia comunque soddisfatto prima che vengano disposte le susseguenti attività – nell’ipotesi di altro atto notificatogli dal creditore, ovvero di provvedimento del giudice comunicatogli o pronunciato in sua presenza- sarà pertanto in grado di avanzare tempestivamente istanza finalizzata alla conversione, con conseguente regolare prosecuzione dell’esecuzione.

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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