La revocatoria dell’atto di scissione è inammissibile

Mala gestio degli amministratori e responsabilità risarcitoria

Il Tribunale di Palermo nella sentenza in esame ha sancito che la violazione degli obblighi gravanti sugli amministratori, con l’accertamento dell’inadempimento da parte di questi agli obblighi imposti dalla legge e/o dall’atto costitutivo, costituisce presupposto necessario, ma non sufficiente per affermarne la responsabilità risarcitoria.

Come noto l’art. 2476 comma 1 c.c. prevede che “gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’inosservanza dei doveri e ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa e, essendo a cognizione che l’atto si stava per compiere, abbiano fatto constare del proprio dissenso“.

Chi agisce per il risarcimento dovrà allegare e provare l’esistenza di un danno attuale e concreto, cioè il depauperamento del patrimonio sociale, di cui si chiede il ristoro, e la riconducibilità della lesione al fatto dell’amministratore inadempiente.

Di converso, sull’amministratore grava l’onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, provando, con riferimento agli addebiti contestati, l’osservanza dei doveri e dell’adempimento degli obblighi a lui imposti (in tal senso, Cass. 22911/10).

Ciò premesso, il Tribunale ha precisato che la violazione dei summenzionati obblighi degli amministratori costituisce presupposto necessario, ma non sufficiente per affermare la responsabilità risarcitoria da parte degli amministratori inadempienti.  Infatti anche in questo caso saranno necessarie tanto la prova del danno, ossia del deterioramento effettivo e materiale della situazione patrimoniale della società, quanto la diretta riconducibilità causale di detto danno alla condotta omissiva o commissiva degli amministratori stessi (cfr. Cass. Cass. 5960/05; Cass. 5876/11; Cass. 7606/11).

A tal proposito si rileva come sia stato ormai pacificamente accolto in giurisprudenza il principio del superamento della ricostruzione della fattispecie risarcitoria in termini di danno-evento, venendo invece privilegiata l’opzione ermeneutica fondata sul concetto di danno-conseguenza.

Il riferimento al nesso causale, oltre a servire come parametro per l’accertamento della responsabilità risarcitoria degli amministratori, rileva dunque anche da un punto di vista oggettivo, consentendo di limitare l’entità del risarcimento all’effettiva e diretta efficienza causale dell’inadempimento e quindi a porre a carico degli amministratori inadempienti solo il danno direttamente riconnesso alla loro condotta omissiva o commissiva.

In ordine all’entità del danno Il Tribunale ha infine rilevato che, in mancanza di scritture contabili, o di loro tenuta in modo inattendibile, il giudice potrà utilizzare il criterio fondato “sulla differenza dei netti patrimoniali” a supporto della liquidazione equitativa del danno risarcibile.

Tribunale Palermo Sez. spec. Impresa, 09/05/2019, n. 2324

Edoardo Fracasso – e.fracasso@lascalaw.com

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