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La maggioranza evita la liquidazione: vi è abuso?

Non è configurabile un abuso della maggioranza nel caso in cui – a fronte di perdite emerse dall’approvazione del bilancio ed in conseguenza delle quali la società si trovi ad avere un patrimonio netto negativo – l’assemblea soci, ancorchè con voto determinante del socio di maggioranza, decida di aumentare il capitale sociale al fine di ripianare le perdite, ricostituire il capitale sociale ed evitare, dunque, la messa in liquidazione della società così come previsto all’art. 2484, 1° comma, n. 4 c.c..

È stato riaffermato, infatti, con sentenza del Tribunale di Catania n. 1111 pubblicata in data 21 marzo 2020, che “il fenomeno dell’abuso del potere della maggioranza ricorre quando una delibera assembleare risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata alla lesione degli interessi dei soci di maggioranza: si fa cioè riferimento ai casi in cui il principio di maggioranza, utilizzato in tutte le delibere assembleari societarie, viene impiegato a danno degli interessi della minoranza assembleare, senza tuttavia violare formalmente alcuna disposizione di legge, o di atto costitutivo,. In assenza di una Disciplina normativa che sanzioni ed inquadri l’abuso di maggioranza, la giurisprudenza ha dapprima ritenuto che si configuri l’abuso ogniqualvolta la delibera sia volta all’esclusiva lesione degli interessi della minoranza, per poi concentrarsi sulla verifica del rispetto del principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto sociale”.

Nel caso di specie, il socio di minoranza di una società a responsabilità limitata aveva impugnato la delibera assembleare con cui – con voto determinante del socio di maggioranza – era stato deciso di ricostituire il capitale sociale “mediante l’emissione di nuove quote da offrire ai soci in proporzione alle rispettive partecipazioni dagli stessi possedute con un sovraprezzo di ammontare pari alle perdite che residuavano dopo l’utilizzo del patrimonio netto” e prevista altresì una condizione risolutiva della delibera stessa in caso di mancato versamento nelle casse sociali – da parte di uno o più soci – della somma necessaria  a ripianare le perdite e ricostituire il capitale sociale fino al minimo legale.

Il Tribunale, dopo aver dato atto che il socio di maggioranza aveva effettuato il versamento integrale di quanto previsto nella delibera, con conseguente piena efficacia della stessa, ha escluso che l’operazione in questione fosse connotata dai presupposti dell’abusività per tutta una serie di ragioni.

In particolare:

  1. non era stato nemmeno dedotto e/o comprovato dall’attore la conoscenza, da parte del socio di maggioranza, della sua “non capacità finanziaria/economica a sottoscrivere l’aumento di capitale”;
  2. risultavano essere stati esposti, in occasione dell’assemblea di approvazione del bilancio di esercizio da cui erano emerse le perdite rilevanti, “i risultati della gestione aggiornati” alla data dell’assemblea stessa, la “necessità di ripianare le perdite per non porre in liquidazione la società” e le “conseguenze negative di tale ultima opzione sull’attività della società”;
  3. la delibera di approvazione del bilancio di esercizio dal quale erano emerse le perdite non era stata impugnata dall’attore;
  4. a fronte di perdite consistenti emerse dall’approvazione del bilancio “la strada dell’aumento del capitale era necessaria e obbligata, pena la messa in liquidazione della società stessa”.

Trib. Catania, Sez. spec. Impresa, 20 febbraio 2020, n. 1111

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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