Contratti Bancari

La litispendenza va dichiarata anche per cause pendenti in gradi di giudizio diversi

Cass., 12 dicembre 2013, Sez. Un., n. 27846 (leggi la sentenza per esteso)

La recente sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, interviene per dirimere ogni possibile dubbio applicativo in merito all’istituto della litispendenza ex art. 39, comma 1, c.p.c. nell’eventualità in cui pendano cause identiche, sia sul piano soggettivo che su quello oggettivo, in gradi diversi di giudizio. Nel caso di specie il titolare di un contratto di deposito titoli, sul quale era stato portato a termine l’acquisto di obbligazioni argentine per un valore di Euro 31.000, citava l’istituto bancario sostenendo che dalla documentazione fornita dalla banca, risultasse solo la data dell’operazione ma non la copia dell’ordine debitamente sottoscritto.

Ottenuta quindi la consegna dei documenti richiesti mediante ricorso alla procedura monitoria, rilevava che dalla loro disamina non risultava la nota scritta relativa al rischio; deducendo, altresì, come la banca lo avesse indotto ad acquistare titoli prossimi alla svalutazione, essendo la stessa a conoscenza dell’andamento negativo dell’economica argentina.

Per tali motivi, domandava così la risoluzione del contratto quadro e degli ordini di acquisto, oltre all’annullamento degli ordini di borsa con condanna al risarcimento danni per responsabilità extracontrattuale, precontrattuale o contrattuale in capo all’istituto bancario. Proprio sulla base di tali presupposti, oltre ad ulteriori profili di responsabilità, l’attore deduceva di aver chiesto ed ottenuto dal Tribunale un decreto ingiuntivo con cui era stato ordinato alla banca di restituire il valore dei capitali investiti con accessori avverso il quale l’istituto di credito aveva, tuttavia, aveva spiegato opposizione. In tale occasione il magistrato aveva rigettato la domanda attorea, revocando il decreto ingiuntivo opposto ma avverso questa sentenza, l’attore aveva proposto appello.

In aggiunta, per tutte le altre ipotesi di responsabilità dell’istituto bancario, si era resa necessaria l’instaurazione di un altro giudizio di merito, nel corso del quale si contestava alla banca la violazione del regolamento Consob n. 11522/1998. In tale giudizio, la banca eccepiva l’inammissibilità, oltre che l’infondatezza, della domanda, deducendo altresì che l’attore aveva ottenuto sulla scorta della medesima causa petendi e del medesimo petitum, il sopra citato decreto ingiuntivo, revocato poi in sede di opposizione, rispetto al quale era già pendente il giudizio d’appello. Il Tribunale, constatando che con sentenza non definitiva la Corte d’Appello aveva ritenuto ammissibili le nuove domande proposte dall’attore, aveva dichiarato così inammissibile la nuova domanda, rilevando la pendenza del giudizio d’appello, avente il medesimo oggetto.

Avvero questa sentenza il titolare del contratto di deposito titoli ha proposto ricorso per regolamento di competenza, al fine di risolvere in maniera definitiva un conflitto tra giudici di merito ed ottenere una pronuncia di natura sostitutiva.

Sul tema la Giurisprudenza è stata a lungo contrastante ma nel corso degli anni si era rilevato come la litispendenza non potesse essere dichiarata fra cause pendenti in gradi diversi di giudizio come confermato con le sentenze della Suprema Corte n. 27018/2011 e n. 9313/2007, secondo cui in casi del genere era necessario verificare la sussistenza dei presupposti per dichiarare la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 c.p.c.. Altra corrente giurisprudenziale, più risalente nel tempo e ormai minoritaria (Cass. n. 10857/1995; Cass. n. 5666/1986) aveva invece ravvisato la necessità di applicare l’istituto della litispendenza per evitare il pericolo di giudicati contrastanti, a salvaguardia del principio del ne bis in idem.

Orbene, con la sentenza n. 27846/13, le Sezioni Unite dichiarano in maniera univoca che la litispendenza ex art. 39, comma 1 c.p.c., opera anche nell’ipotesi in cui le cause aventi ad oggetto la medesima domanda pendano in gradi diversi, specificando che dovrà essere il giudice successivamente adito a dichiarare la litispendenza. L’identità delle domande proposte in due giudizi diversi impone al giudice successivamente adito la pronuncia, anche d’ufficio, della litispendenza e la cancellazione della causa dal ruolo ma non consente la sospensione del giudizio in secondo luogo instaurato, in attesa della definizione del primo, ove questo sia pendente in appello o in sede di legittimità, ovvero ancora quando siano pendenti i termini per la proposizione della impugnazione.

L’istituto della sospensione ex art. 295 c.p.c., infatti, non è applicabile sul piano logico-giuridico, in quanto esso attiene più ad ipotesi di continenza, che di litispendenza (Cass. n. 9645/1994). Invece, l’art. 39 c.p.c., nella sua formulazione letterale, non consente di nutrire dubbi riguardo alla circostanza che la litispendenza possa operare anche quando uno dei due giudizi si trovi dinanzi al giudice dell’appello. Le Sezioni Unite, alla luce di questi principi, hanno quindi provveduto a rigettare lo spiegato ricorso.

15 gennaio 2014

(Antonio Peroni Ranchet – a.peroni@lascaalaw.com)

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