Diritto Processuale Civile

La lettera di messa in mora al difensore del debitore interrompe la prescrizione: il potere di rappresentanza dell’avvocato nella fase extragiudiziale della lite

Cass., 5 dicembre 2011, Sez. III, n. 25984

Massima: "L'atto di costituzione in mora ha efficacia interruttiva della prescrizione anche quando sia indirizzato al rappresentante del debitore. Ne consegue che l'avvocato, rispondendo in nome e per conto del debitore, suo cliente, alle richieste di pagamento del creditore facendo valere in via stragiudiziale le proprie ragioni, è da considerarsi un rappresentante effettivo. Non è necessario nell'ambito stragiudiziale che la procura sia stata lasciata in forma scritta ai sensi dell'art. 38 c.p.c. qualora non vi sia contestazione o possibilità di dubbio sull'effettivo conferimento del mandato." (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza n. 25984, emessa dalla Sezione Terza della Corte di Cassazione il 5 dicembre 2011, risulta utile al fine di dirimere quei casi sulla linea di confine tra maturazione della prescrizione e interruzione del relativo termine di legge.

Secondo la ricostruzione della vicenda, la questione aveva avuto per oggetto l’efficacia interruttiva di una lettera di messa in mora, inviata al difensore di una srl, con il quale erano in corso contatti verbali ed epistolari per la definizione stragiudiziale di una vertenza con un’azienda di trasporti. La srl aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo del Tribunale di Milano, con cui l’azienda creditrice richiedeva il pagamento di quattro fatture relative al trasporto internazionale di merci. L’opponente eccepiva, fra l’altro, la prescrizione del diritto al pagamento e il Tribunale accoglieva l’eccezione, revocando l’ingiunzione. In seguito alla conferma della decisione di primo grado da parte della Corte di Appello, l’azienda di trasporto proponeva ricorso per Cassazione.

La questione giuridica devoluta alla Corte è se sia possibile considerare giuridicamente corretto attribuire al legale, nella fase extragiudiziale, un potere di rappresentanza tale da essere destinatario di un atto interruttivo della prescrizione con effetti ricadenti nella sfera giuridica del cliente.

La Corte di Cassazione, accogliendo il motivo di ricorso, cassa la sentenza con rinvio, e afferma il principio di diritto, di portata generale, secondo cui il termine di prescrizione è interrotto anche quando la lettera di messa in mora è inviata al rappresentante del debitore  e non direttamente a quest’ultimo. Infatti, rappresentante effettivo, sostiene la Corte, deve ritenersi anche l’avvocato il quale abbia difeso stragiudizialmente il debitore contro le richieste di adempimento del creditore.

Nel caso in esame, e con un focus particolare sulle attività che precedono l’inizio della lite, la Corte ha ritenuto di non aderire all’ermeneutica tradizionale che nega efficacia interruttiva della prescrizione all’intimazione indirizzata al legale del debitore; ma ritiene sussistente un dovere di accertamento, caso per caso, in merito all’effettivo conferimento del potere di rappresentanza, o sull’aver ingenerato nel creditore un ragionevole affidamento in tal senso; distinguendo per l’appunto tra rappresentanza effettiva e apparente.

Partendo dall’assunto secondo cui nella fase stragiudiziale il mandato al difensore non richiederebbe il rispetto delle formalità di cui all’art. 83 c.p.c., essendo conferibile in qualunque forma purché compatibile con gli atti da compiere; e arrivando, anche se solo in via di principio, ad ammettere che il mandato possa essere conferito anche verbalmente, la Suprema Corte arriva a concludere che il difensore potrà anche essere considerato rappresentante della parte e in quanto tale autorizzato a ricevere un atto di costituzione in mora indirizzato al cliente.
Sarà poi cura del giudice accertare se nel caso concreto un tale potere sia stato effettivamente conferito, o se ne sia stata colposamente creata l’apparenza.

In definitiva la Corte ritiene “l’avvocato che, in nome e per conto del debitore risponde alle richieste di pagamento del creditore, facendo valere in via stragiudiziale le ragioni del cliente, è da considerare rappresentante del debitore”. (Cass. 5 dicembre 2011 n. 25984)

Ma la Corte fa un passo oltre arrivando, altresì, a ritenere sussistente sul piano deontologico, un vero e proprio dovere di comunicazione al difensore della controparte dell’atto ultimativo di costituzione in mora in quanto finalizzato a manifestare anche la rottura o il recesso del creditore dalle trattative.

Vale comunque la pena ricordare che la pronuncia di cui si discute non è isolata, in quanto si richiama a precedenti conformi che hanno ritenuto efficace sia l’atto di costituzione in mora inviato dal difensore del creditore (Cass. Civ. Sez. Lav. 22 febbraio 2006 n. 3873), sia quello ricevuto dal difensore del debitore (Cass. Civ., Sez. III, 28 agosto 2003 n. 12617) proprio in base al principio per cui il difensore è da ritenere legittimato a rappresentare la parte per aver condotto a suo nome il tentativo di conciliazione.

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com

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