Diritti reali e condominio

La legittimazione dell’amministratore all’azione di rivendica delle parti comuni

Cass., Sez. II Civile, 8 gennaio 2015, n. 40

La Corte di Cassazione, sez. II Civile, con sentenza n. 40/15, depositata l’8 gennaio 2015, ha stabilito che le azioni reali da esperirsi contro i singoli condomini (o contro terzi) e dirette ad ottenere statuizioni relative alla titolarità, al contenuto o alla tutela dei diritti reali dei condomini su cose o parti dell’edificio condominiale che esulino dal novero degli atti meramente conservativi (al cui compimento l’amministratore è autonomamente legittimato ex art. 1130 n. 4 cod. civ.) possono essere esperite dall’amministratore solo previa autorizzazione dell’assemblea, ex art. 1131, primo comma, cod. civ., adottata con la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 dello stesso codice (così in precedenza Cass., Sez. II, 3 aprile 2003, n. 5147; Cass., Sez. II, 6 febbraio 2009, n. 3044).

In particolare, poi, la Cassazione ha ribadito il principio per cui, ai fini della prova della proprietà comune in capo al condominio, si applica l’art. 1117 cod. civ., il quale elenca già delle parti dell’edificio che, in difetto di prova contraria (da fornirsi ad opera del condomino che vanterebbe un diritto esclusivo), debbono presumersi comuni.

13 gennaio 2015

Walter Pirracchio – w.pirracchio@lascalaw.com

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