Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

Il diritto di controllo del socio in caso di usufrutto di quote

Il diritto di controllo di cui all’art. 2476, 2° comma, c.c. afferisce allo status di socio in quanto tale e compete quindi anche al nudo proprietario, ancorchè siano stati attribuiti in via esclusiva all’usufruttuario tutti i diritti amministrativi. Nell’ambito delle s.r.l., infatti, la trasparenza interna e la corretta amministrazione sono tutelati in quanto funzionali alla salvaguardia dell’interesse sociale e individuale del singolo socio.

Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 24 luglio 2020, pubblicata il successivo 27 luglio 2020, ha accolto il ricorso cautelare ante causam promosso dal nudo proprietario di una partecipazione al capitale sociale di una società a responsabilità limitata, per vedersi riconoscere il diritto ad avere informazioni, dall’amministratore ed usufruttuario, sull’andamento sociale della società, in ossequio a quanto previsto dall’art. 2476, 2° comma, c.c..

Il Tribunale ha chiarito, in particolare, che l’attribuzione – in via esclusiva – di tutti i diritti amministrativi correlati alla propria partecipazione sociale in favore dell’usufruttuario non preclude al nudo proprietario l’esercizio del diritto di controllo previsto dall’art. 2476, comma 2°, c.c..

Il rinvio operato dall’art. 2471 bis c.c. (“pegno, usufrutto e sequestro della partecipazione”) alla disciplina in materia di società per azioni in materia di usufrutto (art. 2352 c.c. “pegno, usufrutto e sequestro delle azioni”), infatti, non può prescindere dal prendere in debita considerazione la diversità del tipo sociale delle società a responsabilità limitata e, quindi, il diritto di vigilanza previsto in capo al socio della stessa che costituisce una vera e propria prerogativa di tale disciplina, estranea invece alla disciplina legislativa delle società per azioni.

D’altra parte, la trasparenza interna e la corretta amministrazione societaria rivestono una tale importanza da avere indotto il legislatore a prevedere all’art. 2625 c.c. la possibilità che venga addirittura applicata una sanzione penale nei confronti di quegli amministratori che occultino la documentazione sociale o pongano limiti al legittimo diritto di controllo del socio.

Se ciò non bastasse, l’esercizio di un tale potere di vigilanza risulta connesso e strumentale “non soltanto all’esercizio del diritto di partecipazione e di voto in assemblea (riservato, in via esclusiva, al solo usufruttuario, cfr. artt. 2471 bis, 2352 c.c.), ma anche al ricorso all’essenziale strumento dell’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, quale prerogativa necessariamente attribuita dall’art. 2476 c.c. a ciascun socio, anche in ipotesi di usufrutto sulle relative quote sociali. Lo stesso è, inoltre, funzionale, a ben vedere, anche allo scopo di vagliare la consistenza della partecipazione spettante al relativo titolare, consentendogli di esercitare, se del caso, il diritto di recedere dal rapporto associativo”.

Per tutte le anzidette ragioni, il diritto di controllo è incomprimibile ed irrinunciabile.

Trib. Roma, Sez. Impresa, 27 luglio 2020

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La ratio dell’art. 2409 c.c. è quella di consentire all’autorità giudiziaria il ripristino del...

Corporate

L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

La Corte di Cassazione è stata recentemente chiamata a decidere se l’inadempimento da parte di un...

Corporate

Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La delibera assembleare che autorizza l’azione sociale di responsabilità non necessità né di un...

Corporate

X