Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

La giurisdizione dell’azione risarcitoria nei confronti di Banca d’Italia e Consob

Le Sezioni Unite confermano che “sulle domande proposte dagli investitori ed azionisti nei confronti delle autorità di vigilanza (Banca d’Italia e CONS08) per i danni conseguenti alla mancata, inadeguata o ritardata vigilanza nei confronti delle banche ed intermediari, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario, non venendo in rilievo la contestazione di poteri amministrativi, ma di comportamenti «doverosi» a loro favore che non investono scelte ed atti autoritativi, essendo dette autorità tenute a rispondere delle conseguenze della violazione dei canoni comportamentali della diligenza, prudenza e perizia, nonché delle norme di legge e regolamentari relativi al corretto svolgimento dell’attività di vigilanza, quali espressione del principio generale del «neminem laedere»”.

Quello sopra indicato è il principio reso a conclusione del regolamento preventivo di giurisdizione promosso dalla Banca d’Italia, incidentale rispetto ad un giudizio risarcitorio proposto da azionista di una delle banche venete.

L’azione istaurata dinnanzi al Tribunale ordinario trae origine dall’addebito con riguardo all’omesso esercizio dei poteri di vigilanza, a tutela del mercato e degli investitori, da parte della Consob e della Banca d’Italia, poiché “non avevano rilevato la falsificazione dei dati rappresentati nei bilanci, comunicati agli investitori, riflettenti il valore dei titoli e degli indici di stabilità rappresentati nei prospetti informativi (avendo la Banca vicentina scorrettamente finanziato la propria clientela per l’acquisto delle azioni, senza dichiararlo in bilancio, attraverso il meccanismo del cd. «capitale finanziato»), né avevano rilevato la scorrettezza della metodologia utilizzata per determinare il prezzo dei titoli”.

L’attribuzione della giurisdizione al giudice ordinario trae origine da un percorso argomentativo che risponde a diversi quesiti che la Corte Regolatrice si pone.

In primo luogo, rispetto al petitum di causa, il Collegio osserva che non è oggetto di censura la legittimità formale di atti amministrativi adottati o non adottati dall’amministrazione, ma di valutazione dell’operato e, soprattutto, del principio generale del “neminem ledere”, applicabile a soggetti privati e pubblici, “per la cui violazione l’amministrazione è tenuta a rispondere dinanzi al giudice ordinario (Cass. SU 20 ottobre 2006, n. 22521)”.

In secondo luogo, oggetto della domanda è “la tutela di diritti soggettivi, coerentemente con la doglianza rivolta alle autorità di vigilanza di avere agito in modo inadeguato e scorretto, causando danni ingiusti, in violazione del «neminem laedere»”, non rientrando l’azione intrapresa nell’alveo della giurisdizione esclusiva.

Decisione, quindi, in mano al Giudice ordinario vicentino, al quale è demandata anche la liquidazione delle spese di lite.

Cass., Sez. Unite, 6 marzo 2020, n. 6454

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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