L’azione risarcitoria dell’investitore

La gestione patrimoniale secondo l’ACF

Viene in rilievo tra le più recenti decisioni dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie quella relativa alla gestione patrimoniale ed alla lamentata sussistenza di inadempimento da parte dell’intermediario finanziario.

La vicenda riguarda il conferimento di una gestione patrimoniale nell’anno 2012, cui l’investitore recedeva nel 2016 lamentando una perdita patrimoniale derivante da “certificati denominati “CBK Income Generator” e “CBK Zeus Risk Parity””. Nella prospettazione del ricorrente la gestione patrimoniale sarebbe avvenuta non nel rispetto delle logiche del mandato conferito e, soprattutto, in violazione di quanto previsto dalla Comunicazione Consob sui prodotti illiquidi del 2 marzo 2009 e dalla Comunicazione Consob sui prodotti complessi del 22 dicembre 2014.

Le difese della resistente trovano tuttavia piena conferma nella decisione dell’arbitro, secondo una lineare decisione che, ovviamente, parte dalla spiegazione del servizio, per poi porre al vaglio le ulteriori censure.

Il punto di partenza, come detto, è quella individuazione del sevizio reso dall’intermediario finanziario: “il servizio che viene in considerazione è la gestione individuale di portafogli, vale a dire un servizio il cui tratto tipologico è rappresentato, per un verso, (i) dal fatto che l’intermediario – pur nell’ambito di una certa discrezionalità nella determinazione delle operazioni di investimento da compiere per conto del cliente (del resto la discrezionalità nelle scelte è elemento caratterizzante, nella sua struttura, ogni obbligazione gestoria) – non può, evidentemente, mai disattendere il limite rappresentato dai criteri che sono predeterminati nelle linee della gestione, e, per altro verso, (ii) dal fatto che il cliente non è in una posizione meramente passiva, di soggezione cioè alle scelte compiute dall’intermediario che pur si muovono nell’ambito della detta cornice, ma può concorrere a indirizzarne costruttivamente gli esiti. Nella gestione individuale, infatti, il cliente-mandante conserva il potere di dare istruzioni vincolanti al gestore, tanto sulle operazioni da compiere, quanto su quelle da cui ritiene opportuno che l’intermediario gestore si astenga”.

Nel merito, poi, il Collegio non ravvisa l’inadempimento dell’intermediario sottolineando, da un lato, che il ricorrente ha ricevuto sempre i rendiconti e dal canto proprio non ha mai ritenuto di esercitare i poteri di indirizzo e di istruzione spettanti; dall’altro lato, poi, nel merito delle due comunicazioni Consob si viene evidenziato “che nel caso di specie fuori centro sono i riferimenti del Ricorrente sia alla Comunicazione CONSOB sui prodotti illiquidi del 2 marzo 2009, sia alla Comunicazione CONSOB sui prodotti complessi del 22 dicembre 2014. Il primo richiamo non è pertinente, perché la Comunicazione non si riferiva al servizio di gestione di portafogli; il secondo riferimento è, invece, fuori centro, perché la comunicazione, come nota l’intermediario, non è applicabile ratione temporis alla presente vicenda”.

Da ultimo, rispetto ad una lamentata violazione del mandato gestorio rispetto alle quote di riparto degli investimenti, l’Arbitro conferma – al di là della erroneità della censura – che “non è chiaro quale sia stato il danno sofferto dal Ricorrente in dipendenza di tale sforamento, e in che misura tale sforamento, che oltretutto nemmeno è denunciato alla data di richiesta di chiusura della posizione, avrebbe inciso nella produzione della perdita prodottasi con la liquidazione del portafoglio”.

Arbitro per le Controversie Finanziarie, decisione n. 1456 del 1° marzo 2019

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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