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La formazione del giudicato interno nell’ambito della verifica crediti

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha ribadito il principio secondo cui il silenzio del Giudice Delegato su una richiesta formulata con domanda di ammissione tempestiva assume valore di rigetto, rimediabile solo con l’opposizione allo stato passivo.

Nella fattispecie che qui ci occupa, un creditore chiedeva, appunto in via tempestiva, di essere ammesso al passivo per un credito professionale relativo a prestazioni svolte nei confronti della fallita, domandando espressamente che l’ammissione avvenisse “con interessi e rivalutazione monetaria ISTAT sino al soddisfo, in considerazione della natura credito’’.

Il Giudice Delegato ammetteva in via privilegiata la sola sorte capitale del credito vantato, nulla statuendo in merito agli interessi ed alla rivalutazione monetaria.

Di seguito, lo stesso creditore presentava una domanda di ammissione al passivo tardiva ex art. 101 L.F., richiedendo nuovamente il riconoscimento degli interessi maturati sul credito già ammesso. Tuttavia, il Giudice Delegato dichiarava inammissibile l’istanza, ritenendo che la stessa avesse oggetto una richiesta già formulata precedentemente ed implicitamente respinta.

Tale pronuncia veniva confermata anche dal Giudice dell’opposizione, per cui la questione giungeva sino in Cassazione.

Ebbene, la Suprema Corte, ribadendo un principio già da tempo consolidato in giurisprudenza, ha ritenuto che “la partecipazione del creditore al procedimento di formazione dello stato passivo, attraverso la formulazione di domande ai sensi dell’art. 93 L.F. è solo eventuale ma, ove esperita, comporta l’obbligo per il Giudice Delegato di provvedere su di esse, sicché il silenzio da questi mantenuto in ordine alle richieste formulate dal creditore e il mancato inserimento del credito nello stato passivo formato all’esito della verifica delle domande presentate assume valore implicito di rigetto, contro il quale, per evitare il formarsi di una preclusione, il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo ai sensi dell’art. 98 L.F.’’.

Pertanto, secondo la Cassazione, la proposizione di una domanda di ammissione al passivo tempestiva, ammessa parzialmente, con l’esclusione di interessi e rivalutazione monetaria, comporta la “preclusione nascente dal giudicato implicito e dalla applicazione della regola che il giudicato copre il dedotto e il deducibile“. Di conseguenza, onde evitare la formazione del giudicato interno, il creditore che si è visto implicitamente rigettare alcune pretese presentate con domanda di ammissione al passivo tempestiva, non dovrà proporre una nuova insinuazione per il credito (o una parte di esso) che sia già stato escluso in precedenza dallo stato passivo, ma dovrà proporre opposizione allo stato passivo.

Cass., Sez. I, 15 marzo 2019, n. 7500

Giuseppe Avino – g.avino@lascalaw.com

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