La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

La domanda riconvenzionale impone la mediazione

Il giudice veronese ha precisato che, qualora venga tentata con esito negativo la mediazione e, in seguito, parte convenuta in causa svolga una domanda riconvenzionale non esaminata nell’ambito del tentativo di conciliazione, è necessario promuovere un nuovo procedimento di mediazione, qualora la materia rientri tra quelle obbligatorie.

Nella decisione, si legge infatti “(…) si è pertanto in presenza di una riconvenzionale c.d. inedita, anch’essa soggetta a mediazione ai sensi dell’art. 5 comma 1 bis d.lgs. 28/2010; che a favore della sottoposizione anche di tale domanda al tentativo obbligatorio di conciliazione militano le seguenti considerazioni: 1) la Cassazione (Cass. sez. III, 18 gennaio 2006, n.830) ha interpretato una norma analoga, ed anzi identica nella sua prima parte, all’art. 5 comma 1 bis d. lgs. 28/2010, ossia l’art. 46 l. 3 maggio 1982 n. 3, ora art. 11 d. lgs. 150/2011 (norma che esordisce così: “Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ad una controversia agraria…”), nel senso che l’onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione sussiste anche nei confronti del convenuto che proponga una riconvenzionale secondo uno dei criteri di collegamento previsti dall’art. 36 c.p.c.; 2) il termine convenuto utilizzato dall’art. 5, comma 1 bis, d. lgs. 28/2010. per indicare il soggetto che eccepisce l’improcedibilità della domanda ben può essere riferito all’attore rispetto alla domanda riconvenzionale; 3) l’esclusione della domanda del convenuto dall’ambito di applicazione dell’art. 5, comma 1 bis provocherebbe un’ingiustificata disparità di trattamento tra attore e convenuto del tutto illegittima; che alle suddette considerazioni non potrebbe validamente obiettarsi che la norma in esame deve essere interpretata restrittivamente, costituendo una deroga al diritto di azione, atteso che tale argomento presuppone che la norma sia inequivoca nell’escludere dall’obblio di mediazione le domande cumulate mentre, dopo quanto detto sopra, così non è”.

Il Tribunale ha, dunque, concluso osservando che lo svolgimento di un secondo procedimento di mediazione, dopo l’esito infruttuoso del primo, non può considerarsi inutile e dispendioso, poiché esso avviene sulla base di una circostanza sopravvenuta, costituita dalla domanda al riconvenzionale spiegata d soggetto convenuto ed essa potrebbe essere idonea a indurre le parti a riconsiderare la possibilità di una definizione transattiva della controversia.

Tribunale Verona, 12 maggio 2016 (leggi l’ordinanza)

Simona Daminelli s.daminelli@lascalaw.com

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