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Se la domanda non è specificata non può che essere rigettata

Diverse conferme giungono dalla Corte d’Appello di Venezia in tema di necessaria specificità del disconoscimento della sottoscrizione; di nozione della sottoscrizione di contratto finanziario fuori sede; di validità dei contratti monofirma; di prova della consegna di copia dei contratti bancari.

In particolare, con la sentenza in commento la Corte è stata chiamata a decidere una fattispecie nella quale l’investitore appellante, in riforma della sentenza di primo grado, chiedeva in sintesi: di accertare e dichiarare la nullità del rapporto di investimento intercorso fra l’attore e la convenuta e di conseguenza di tutte le operazioni di compravendita di strumenti finanziari per (i) mancanza di contratto quadro secondo il modello negoziale previsto dagli artt. 23 TUF e 30 vecchio Reg. Intermediari Consob 11522/98 o, in subordine, per (ii) adesione al modulo di investimento consegnato al cliente fuori sede e senza l’avvertimento della facoltà di recesso ex art. 30 TUF o, in subordine, per (iii) nullità del negozio scaturente da tale modulo per mancanza della sottoscrizione della convenuta, (iv) gestione surrettizia od abusiva da parte del dipendente. In subordine l’appellante chiedeva la declaratoria di nullità delle specifiche operazioni di compravendita di strumenti finanziari indicati per assenza di relativo mandato.

In particolare, in relazione alla nullità/inesistenza del contratto quadro, l’appellante eccepiva genericamente il disconoscimento della propria sottoscrizione del relativo documento.

In proposito, la Corte ha rilevato che il documento la cui sottoscrizione era stata genericamente disconosciuta, “si compone di più pagine e presenta più firme; non è dato di sapere quale di queste sarebbe stata disconosciuta in primo grado, né maggiore chiarezza è raggiunta in questo grado, visto che di tale disconoscimento è fatta menzione generica in narrativa, senza, peraltro insistere puntualmente (e con maggiore specificità) nelle conclusioni dell’atto. In definitiva, il disconoscimento appare in questo grado di giudizio inidoneo a produrre effetti e gli indicati documenti vengono qui utilizzati.

Viene quindi affermato il principio della necessità della specificità del disconoscimento della singola sottoscrizione, laddove il documento ne presenti più d’una.

Quanto alla pretesa nullità del contratto, per essere stato lo stesso stipulato fuori dai locali della banca, la Corte ha svolto una preziosa osservazione chiarificatrice, rilevando che “la circostanza che la sola sottoscrizione del contratto sia avvenuta presso l’abitazione dell’investitore non è sufficiente per qualificare l’offerta come avvenuta “fuori sede”, occorrendo a tal fine che l’investimento sia stato sollecitato presso il domicilio dell’investitore da un promotore finanziario o da un dipendente della banca intermediaria, tale da (25) sorprendere l’investitore ed indurlo ad aderire ad una proposta non meditata adeguatamente e così far ritenere che la decisione di investimento sia stata assunta fuori sede (in tal senso Cass. Ordinanza n. 18155 del 31/08/2020)”.

Quanto, poi, alla domanda di nullità del contratto per mancanza della sottoscrizione della Banca sulla copia da essa prodotta, la Corte d’Appello ha ribadito l’insegnamento della Suprema Corte per cui “in tema d’intermediazione finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto-quadro, posto a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dall’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma, sicché tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche quella dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti; principi estesi ai contratti bancari in generale

La Corte territoriale ha quindi richiamato l’insegnamento della Suprema Corte in proposito (Cass. Ordinanza n. 16070 del 18/06/2018) ricordando che “in materia di contratti bancari, la omessa sottoscrizione del documento da parte dell’istituto di credito non determina la nullità del contratto per difetto della forma scritta, prevista dall’art. 117, comma 3, del d. lgs. n. 385 del 1993. Il requisito formale, infatti, non deve essere inteso in senso strutturale, bensì funzionale, in quanto posto a garanzia della più ampia conoscenza, da parte del cliente, del contratto predisposto dalla banca, la cui mancata sottoscrizione è dunque priva di rilievo, in presenza di comportamenti concludenti dell’istituto di credito idonei a dimostrare la sua volontà di avvalersi di quel contratto”.

Infine, in relazione all’eccepita mancata comunicazione all’investitore delle condizioni contrattuali, la Corte ha rilevato con pragmatismo che, “in realtà, dal «Contratto per la prestazione di servizi di investimento» prodotto dalle parti risulta che il cliente aveva preso visione del documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari, che gli era stato preventivamente consegnato.

Inoltre, secondo la Corte veneziana, l’appellante avrebbe dovuto indicare quali operazioni fossero inadeguate al suo profilo e indicare quali informazioni, note all’epoca, le fossero state taciute dalla banca, onerando così, ancora una volta l’attore (in questo caso anche appellante) di formulare le proprie domande con specificità (tale da consentire lo svolgimento del diritto di difesa della controparte, ndr), in mancanza della quale non è sufficiente una doglianza generica di mancanza di informazioni.

Corte d’App. Venezia, Sez. I, 11 novembre 2020, n. 2606

Antonio Ferraguto – a.ferraguto@lascalaw.com

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