Direttive Comunitarie

La Direttiva sui fondi alternativi: prime considerazioni

– di Edoardo Guffanti, in Le Società, n. 10/11, pag. 1181

Il testo in commento trae spunto dalla disciplina comunitaria dei fondi alternativi contenuta nella Direttiva 2011/61/UE, per muovere alcune riflessioni sugli elementi di novità rispetto alla disciplina vigente (in Italia) e sull’impatto che la stessa Direttiva potrà avere nell’ambito dello spazio giuridico europeo.

E’stato preliminarmente osservato che in occasione del vertice dei G20, tenutosi a Londra nell’aprile 2009, i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di registrare i fondi speculativi, o i loro gestori, e di imporre loro l’obbligo di fornire, su base continuativa, le opportune informazioni alle rispettive Autorità di vigilanza. Scopo di tale convergenza di idee era quello di migliorare la gestione dei rischi e dei relativi meccanismi per consentire, in modo chiaro e appropriato, alle singole Autorità di vigilanza nazionali una più efficiente collaborazione basata sullo scambio di informazioni.

In ossequio alle intese raggiunte è stata quindi emanata la Direttiva 2011/61/UE che, tra l’altro, mira in particolare ad uniformare le singole risposte nazionali che risultano tra loro attualmente non coordinate.

E’ stato quindi osservato come la Direttiva in questione persegua l’obiettivo di garantire l’elevato livello di tutela degli investitori, attraverso la creazione di un quadro normativo comune (ndr lo spazio giuridico europeo) per l’autorizzazione e la vigilanza dei gestori di fondi di investimento alternativi (Gefia), permettendo di assicurare il controllo adeguato dei rischi da parte delle Autorità competenti nell’ambito UE.

Parimenti, è stato rilevato come la predetta Direttiva miri a creare le condizioni necessarie per favorire l’attività di commercializzazione transfrontaliera; ciò per sviluppare un mercato interno alla UE, sia per i Gefia, sia per i fondi di investimento alternativo dagli stessi gestiti (Fia). Si è poi osservato come la definizione del quadro regolamentare e di vigilanza, armonizzato e rigoroso per quanto riguarda le attività all’interno dell’Unione di tutti i Gefia, costituisca il presupposto per consentire la libera circolazione dei prodotti e dei gestori, tramite il meccanismo del passaporto europeo (ndr i cui principi di mutuo riconoscimento e di controllo del Paese d’origine sono stati recepiti nel nostro ordinamento).

L’Autore non ha mancato di osservare come, nell’ambito del passaporto europeo, sia previsto l’accesso al mercato interno (UE) ai (a) Gefia non UE che svolgono attività di gestione e/o commercializzazione in seno all’Unione Europea e (b) ai Gefia UE che gestiscono fondi di investimento alternativi non UE. Tuttavia, vi sono alcune differenze per la commercializzazione dei Fia; in particolare, la commercializzazione dei Fia UE gestiti da Gefia UE è prevista possa avvenire da subito; per converso la commercializzazione transfrontaliera presso investitori professionali di (i) Fia non UE gestiti da un Gefia UE, (ii) Fia UE gestiti da Gefia non UE, e (iii) Fia non UE gestiti da Gefia non UE, è prevista possa avvenire dopo un periodo (transitorio) di due anni.

L’Autore ha poi individuato le fasi del progetto della Direttiva 2011/61/UE. A partire dal luglio 2013 gli Stati membri sono tenuti a recepire la predetta Direttiva, con l’estensione del passaporto europeo alla fine del 2015 e con la conclusione dell’ultima fase nell’autunno 2018 e considerando che sia l’estensione del passaporto ai Gefia non UE, sia l’abrogazione dei regimi nazionali (relativi alla commercializzazione dei Fia non UE) sono stati sottoposti ad un preventivo vaglio di fattibilità e opportunità del European Financial Stabilisation Mechanism.

(Matteo Ferrando – m.ferrando@lascalaw.com)
 

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