Revocatoria 2901 c.c. e mediazione: nessuna obbligatorietà

La diligenza dell’opponente in mediazione

Il Tribunale di Treviso è intervenuto, con una interessante pronuncia, sul tema della corretta attivazione del tentativo obbligatorio di mediazione e sull’attività che la parte onerata dal Giudice deve svolgere, se non vuole che l’opposizione venga dichiarata improcedibile.

La vicenda trae origine da una opposizione a decreto ingiuntivo proposta da un cliente nei confronti di un Istituto di credito.

Come da giurisprudenza maggioritaria (da ultimo si legga il Tribunale di Agrigento), in tali casi – lo si ricorda si è in materia di esperimento obbligatorio del tentativo di mediazione ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010 – l’onere di attivare la mediazione ricade sull’opponente, in difetto l’opposizione viene dichiarata improcedibile con conseguente conferma del decreto ingiuntivo.

Entrando ora nel merito della vicenda, il Giudice alla prima udienza di comparizione delle parti – presi i dovuti provvedimenti – disponeva il rinvio ad altra udienza, assegnando un termine affinché fosse esperito il tentativo obbligatorio di mediazione.

Parte opponente, nel termine assegnatole, presentava domanda di mediazione. Senonché, l’Organismo prescelto non procedeva con la rituale fissazione del primo incontro. A questo punto, però, l’istante non sollecitava l’Organismo e così si giungeva all’udienza di verifica dell’esito della mediazione senza che alcuno incontro si fosse tenuto.

In tale occasione il Giudice, su richiesta di parte opponente, concedeva un secondo rinvio per l’espletamento degli stessi incombenti.

Tuttavia, anche alla successiva udienza nulla era mutato, stante l’inerzia, tanto dell’istante, quanto del mediatore.

Rilevato ciò, il Giudice dopo aver invitato le parti a discutere la causa oralmente si ritirava in camera di consiglio ed emetteva sentenza ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c..

In sentenza, dopo aver richiamato tutto quanto avvenuto sino a quel momento, veniva evidenziato come “l’esperimento del procedimento di mediazione che è condizione di procedibilità della domanda giudiziale e non il deposito della domanda di mediazione” e continuava “Allo stato degli atti non è dato sapere la causa che ha dato origine al mancato incontro avanti il mediatore, pur richiesto e dunque, di fatto, ad un mancato esperimento effettivo della mediazione”.

Su tali premesse affermava che “l’onere di attivarsi onde realizzare la condizione di procedibilità o comunque al fine di dimostrare che il mancato esperimento della stessa non era a lui imputabile, non poteva ritenersi soddisfatto con il mero deposito della domanda; a fronte dell’inerzia del mediatore era piuttosto necessaria una attività ulteriore ovvero una sollecitazione formale e/o messa in mora della camera di mediazione. E tale onere grava sulla parte che si è opposta al provvedimento monitorio”, giungendo così a dichiarare improcedibile l’opposizione al decreto ingiuntivo per mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010.

In conclusione, non può che condividersi quanto statuito dal Tribunale di Treviso, infatti si ritiene del tutto concorde al disposto normativo che nei giudizi di opposizione sia precipuo onere dell’opponente, non solo depositare l’istanza di mediazione, ma anche fare in modo che si tenga, quanto meno, il primo incontro programmatico.

Tribunale di Treviso, 19 settembre 2018, sentenza n. 853

Angelo Pasculli – a.pasculli@lascalaw.com

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