Il contratto definitivo prevale sul preliminare difforme

La “dichiarazione di non luogo a provvedere” ha natura ordinatoria

In tema di procedimento camerale, nel quale la Corte d’Appello provvede ai sensi dell’art. 737 e ss c.p.c., in caso di mancata comparizione delle parti, il provvedimento collegiale con il quale la Corte d’Appello, dopo aver dato atto della mancata comparizione delle parti in camera di consiglio, dichiara il “non luogo a provvedere sulla domanda” non comporta l’estinzione del giudizio.

Il provvedimento è riconducibile a quello di cancellazione della causa dal ruolo ex art. 181 c.p.c., che ha natura meramente ordinatoria, imponendo così la riassunzione del processo ex art. 307 c.p.c. per salvare gli effetti del ricorso originario.

Questo è il principio giurisprudenziale confermato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza in commento.

La Corte di Cassazione, conferma che la parte interessata può chiedere la riassunzione solo quando la pronuncia di “non luogo a provvedere” non abbia il carattere di definitività e decisorietà e non sia impugnabile con ricorso straordinario in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.

La Corte ammette, invece, il ricorso straordinario in Cassazione qualora proposto avverso il decreto del Presidente della Corte d’Appello che nega la fissazione di una nuova udienza richiesta con ricorso in riassunzione proposto ex art. 181 c.p.c. dalla parte, pur non avendo neppure questo provvedimento natura decisoria, ma concludendo in modo abnorme un giudizio.

Nel caso di specie il Tribunale di Napoli ha rigettato l’istanza di riassunzione proposta dalla parte a seguito di un provvedimento di declaratoria di “non luogo a provvedere” a causa della mancata comparizione ad una sola udienza.

La parte interessata ha proposto ricorso straordinario in Cassazione contestando la decisione impugnata poiché il provvedimento non è stato equiparato a quello di cancellazione della causa dal ruolo ex art. 181 c.p.c. per il quale il Giudice avrebbe dovuto ritenere ammissibile la riassunzione ex art. 307 c.p.c. La parte lamenta in Cassazione che il provvedimento impugnato preclude l’accertamento nel merito e non può essere considerato privo di decisività laddove come nella specie sussistano termini di decadenza per far valere diritti soggettivi.

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il Giudice del Tribunale non abbia rispettato i su menzionati principi e ha accolto il ricorso rinviando gli atti al Tribunale, in diversa composizione, il quale provvederà a nuovo esame e all’applicazione del violato principio, infine provvederà in ordine alle spese del giudizio di Cassazione.

Cass., Sez. III Civ., 29 agosto 2019, ordinanza n. 21776

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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