L’informativa nel contratto

La determinazione del danno in materia di investimenti

La Suprema Corte ha avuto modo, ancora di recente, di tornare sulle questioni che interessano la determinazione del danno patrimoniale subito da parte dell’investitore nel caso di perdite conseguenti ad investimenti in strumenti finanziari posti in essere lamentando inadempimenti informativi.

I Giudice di merito confermano innanzitutto il proprio precedente orientamento secondo cui il danno può essere liquidato in misura pari alla differenza tra il valore dei titoli al momento dell’acquisto e quello degli stessi al momento della domanda risarcitoria, a meno che non risulti che, dopo l’acquisto, ma già prima della proposizione della domanda, il cliente, avendo avuto la possibilità di rendersi autonomamente conto della rischiosità dei titoli con l’uso dell’ordinaria diligenza, e non sussistendo impedimenti giuridici o di fatto al disinvestimento, li abbia conservati nel proprio patrimonio (così, tra le tante, Cass. Civ., Sez. I, 31-12-2013, n. 28810).

Di fatto, poi, per la determinazione del danno patrimoniale subito da parte dell’investitore, deve necessariamente considerarsi anche ogni utilità tratta dagli investimenti eseguiti (considerandosi quindi eventuali dividendi/cedole, così Cass. Civ., Sez. I, 24-1-2014, n. 1511; conforme anche Cass. Civ., Sez. I, 12-12-2013, n. 27875 e Cass. Civ., Sez. I, 29-12-2011, n. 29864).

Nel caso posto all’attenzione della Corte di legittimità, l’intermediario finanziario ha denunciato l’omesso esame “dell’affermazione, contenuta nell’atto di appello, secondo cui nelle more del gravame il [cliente] aveva proceduto alla vendita delle obbligazioni, ricavandone l’importo di Euro […]: in ordine a tale circostanza, la cui deducibilità in sede d’impugnazione non poteva essere esclusa ai sensi dell’art. 345 cod. proc. civ., in quanto verificatasi successivamente alla pronuncia della sentenza di primo grado ed idonea ad incidere sull’entità del pregiudizio lamentato dall’attore, la sentenza impugnata ha omesso di compiere qualsiasi verifica, in tal modo trascurando un fatto decisivo ai fini della liquidazione del risarcimento”.

Ne consegue quindi che, nel caso di vendita degli strumenti finanziari, successivamente al deposito della sentenza di primo grado (e più in generale, al verificarsi di eventi che possano incidere sulla determinazione del danno), è possibile produrre documentazione in sede di appello, non incorrendosi in eventuali decadenze.

Cass., Sez. I, 10 agosto 2016, n. 16939 (leggi la sentenza)

Paolo Francesco Brunop.bruno@lascalaw.com

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