Collegio Sindacale: non indugiare, agisci!

La deliberazione di aumento del capitale non richiede motivazione

La deliberazione di aumento del capitale sociale di una s.r.l. è legittimamente assunta senza che ne siano esplicitate le ragioni, perché, nel diritto societario, costituiscono un numero limitato le decisioni degli organi sociali soggette per legge all’obbligo di motivazione e, sebbene in via interpretativa ne possano essere individuate altre in cui essa è comunque necessaria (quali le deliberazioni di interruzione del rapporto sociale, gestorio o sindacale), la regola è che tali decisioni, ivi compresa quella prevista dall’art. 2438 c.c., non richiedono una specifica motivazione”. Così si è espressa la Corte di legittimità con la sentenza n. 15647 dello scorso 22 luglio 2020.

Il procedimento prese origine dall’impugnazione di un lodo arbitrale il quale aveva annullato due deliberazioni di aumento di capitale assunte da una società a responsabilità limitata rilevando l’“inesistenza assoluta dei presupposti giuridici, economici e finanziari” alla base di tali delibere. Secondo l’arbitro unico, dunque, la delibera di aumento di capitale doveva essere giustificata da solide motivazioni aziendalistiche: ragioni che non sussistevano nel caso in questione poiché la società non aveva bisogno di liquidità, in quanto, a parere dell’arbitro unico, era sufficiente riqualificare i finanziamenti già versati dai soci in conferimenti, senza necessità di deliberare nuovi aumenti di capitale.

Sull’impugnazione del lodo si pronunciò in prima battuta la Corte d’Appello di Catania, che lo ritenne nullo per violazione dell’articolo 2467 c.c., poiché i soci avevano effettuato dei finanziamenti che tuttavia non potevano essere restituiti, se non in via postergata, né convertiti tout court in conferimenti proprio ai sensi del secondo comma dell’art 2467 c.c.. La Corte d’Appello riteneva dunque che proprio tale circostanza costituiva la valida giustificazione delle delibere di aumento del capitale.

Pertanto, sia la Corte di merito sia l’arbitro unico avevano ritenuto necessaria una giustificazione delle delibere di aumento di capitale affinché queste potessero essere ritenute legittime. Le due decisioni muovevano dunque dal medesimo presupposto giuridico, ovvero che le delibere dovessero basarsi su solide ragioni giustificatrici, ma differivano in merito agli accertamenti di fatto: secondo l’arbitro unico tale presupposto non era integrato nel caso di specie e le delibere dovevano dunque essere annullate mentre per la Corte d’Appello gli aumenti di capitale erano più che giustificati.

La decisione della Corte d’Appello di Catania veniva dunque impugnata dal socio che aveva ottenuto l’annullamento delle delibere di aumento di capitale con il lodo arbitrale, poiché, a suo dire, la Corte di merito aveva errato nell’interpretare l’articolo 2467 c.c. e non aveva considerato che proprio tale norma prevederebbe, nel caso in cui i finanziamenti siano concessi in una situazione di squilibrio finanziario, la “conversione dei finanziamenti soci in conferimenti” (ndr. in realtà la norma non prevede una tale conversione ma la mera postergazione, come evidenziato dalla Corte d’Appello).

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, non entrava nemmeno nel merito della questione della riqualificazione dei finanziamenti in conferimenti, limitandosi ad evidenziare che nel diritto societario la regola generale prevede che “la maggioranza assembleare legittimamente assume le decisioni, ivi compresa quella di aumento del capitale di cui all’art. 2438 c.c., senza l’esigenza di una specifica motivazione”.

Solo in alcuni casi previsti dalla legge (artt. 2391 e 2391-bis c.c., art. 2441 c.c., comma 5, art. 2497-ter c.c.), l’assemblea dei soci è tenuta a dare motivazione delle proprie decisioni.  L’obbligo di motivazione è stato poi esteso in via interpretativa anche ad altre deliberazioni nelle quali la necessità di verificare la sussistenza della giusta causa, o della fattispecie statutariamente prevista, impone di motivare la deliberazione al momento in cui essa viene assunta. Si tratta di limitate circostanze specificatamente individuate dalla giurisprudenza, come le deliberazioni di interruzione del rapporto sociale ex artt. 2287, 2473-bis e 2533 c.c., o del rapporto gestorio ex artt. 2259,2383 e 2409-duodecies c.c., o sindacale ex art. 2400 c.c.

Dunque, escluse le limitate eccezioni appena analizzate, i soci sono liberi di determinarsi senza necessariamente esternare le ragioni delle proprie decisioni. Per derogare a tale principio è necessaria una previsione di legge o un’intrinseca ragione correlata alla deliberazione da adattarsi.

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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