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La “delega di funzioni” nelle s.r.l.

Nelle società di capitali di medio-grandi dimensioni è frequente che nel caso in cui sia stato nominato un Consiglio di Amministrazione questi non si occupi in maniera continuativa della gestione sociale, bensì deleghi le proprie attribuzioni ad uno o più amministratori delegati, o ad un comitato esecutivo, oppure anche a terzi (dipendenti, soci o anche estranei alla società).

In materia di s.r.l. – a differenza che per il caso delle s.p.a. – non esiste una disciplina specifica in materia di deleghe dei poteri da parte del Consiglio di Amministrazione.

Ciò posto, è orientamento dominante quello che ritiene in ogni caso applicabile in via analogica la disciplina prevista per le s.p.a. (Comitato Notarile Triveneto, 2011, massima I.C.15; Tribunale di Udine, 3 febbraio 2012, consultabile su www.ilcaso.it).

Ebbene, lo statuto o, in mancanza, la delibera assembleare di nomina dell’organo amministrativo, può conferire la facoltà a quest’ultimo di delegare, in tutto o in parte, le proprie competenza in favore di uno o più amministratori ovvero di un comitato esecutivo. Saranno lo statuto o la delibera che dovranno indicare poteri e limiti della delega.

La delega, poi, consentendo all’organo amministrativo di ripartire internamente tra i suoi membri il potere gestorio e, dunque, di organizzarsi, necessita di una delibera consiliare ad hoc e dell’accettazione espressa da parte dei singoli delegati.

La ragione è molto semplice: con la delega di funzioni il delegato si assume la responsabilità delle condotte poste in essere in esecuzione dell’incarico ricevuto. Ciò non esime in ogni caso il Consiglio di Amministrazione dal vigilare e controllare l’operato del delegato per andare esenti da responsabilità (ai sensi dell’art. 2392 c.c., infatti, tutto i membri del Consiglio di Amministrazione possono essere chiamati a rispondere in solido con loro “se, essendo a conoscenza di fati pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedire il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.”).

E’ in ogni caso prevista la possibilità che gli amministratori non delegati vadano esenti da colpa nel caso in cui l’obbligo di vigilanza sia stato reso vano dalle condotte del delegato stesso, volte cioè ad occultare eventuali illeciti.

Maria Giulia Furlanetto m.furlanetto@lascalaw.com

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