La decorrenza del termine di prescrizione del diritto al compenso dell’avvocato

La decorrenza del termine di prescrizione del diritto al compenso dell’avvocato

Sul punto è tornata ad esprimersi la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 21943/19, depositata il 2 settembre, nella quale così si legge “come evidenziato dalla costante giurisprudenza di questa Corte regolatrice sul tema di prescrizione presuntiva, la ratio della normativa in oggetto risiede nell’esigenza di certezza nei più ricorrenti rapporti patrimoniali di origine negoziale. In coerenza con tale ratio, l’art. 2957 c.c., prevede la decorrenza automatica del termine triennale di prescrizione dalla conclusione della prestazione, che fa presumere l’esigibilità immediata del corrispettivo”.

Tale interessante pronuncia trae origine dai fatti di seguito brevemente riportati.

La Corte d’Appello di Roma confermava la pronuncia di primo grado che aveva accolto l’opposizione al decreto ingiuntivo con cui si intimava il convenuto al pagamento dei compensi professionali ad un avvocato per l’attività svolta. il Tribunale aveva infatti ritenuto prescritto il diritto azionato dal professionista (con una sola eccezione riguardo il corrispettivo per l’attività prestata nella causa di sfratto per finita locazione). Per la Corte d’Appello l’attività professionale dell’avvocato si era infatti conclusa nel 2001 ed alla pubblicazione della sentenza del Tribunale non erano stati allegati dal professionista elementi idonei a superare l’eccezione di prescrizione.

La Corte evidenziava che, nonostante la lite fosse cessata nel 2001, l’affare oggetto del contratto di patrocinio non si era concluso, tanto che il cliente aveva conferito ulteriori incarichi all’avvocato per cui l’attività professionale svolta da quest’ultimo doveva essere così considerata in maniera unitaria. La Corte d’appello aveva però escluso tale unitarietà.

L’avvocato ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

Dal seguente breve stralcio della pronuncia in commento risultano chiare e precise le deduzioni sottese al rigetto del ricorso.

In ambito di competenze dovute agli avvocati, la conclusione della prestazione è individuata nell’esaurimento dell’affare per il cui svolgimento era stato conferito l’incarico, che coincide con la pubblicazione del provvedimento decisorio definitivo. Eventuali successive iniziative intraprese dal medesimo avvocato, anche se connesse alla decisione definitiva, quali tipicamente i procedimenti esecutivi finalizzati a rendere effettivo il diritto riconosciuto, costituiscono prestazione di nuova attività, assoggettata ad autonomo termine di prescrizione”.

Cass., Sez. II Civ., 2 settembre 2019, ordinanza n. 21943

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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