La Corte di Cassazione torna ad occuparsi di anatocismo bancario

La CTU non “supera” la prova

Il Tribunale di Cassino, nella vertenza avente ad oggetto un’opposizione a decreto ingiuntivo promossa nei confronti di un Istituto di Credito, è tornato a pronunciarsi sulla qualifica che riveste la CTU disposta in corso di causa.

Il Giudice, infatti, ha sostenuto che la CTU non possa esimere la parti dall’adempiere all’onere probatorio a cui sono tenute per dimostrare la fondatezza delle proprie ragioni e, richiamando la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione Civile, n. 9060 del 6 giugno 2003, ha ribadito che “la c.t.u. non è una fonte di prova nella disponibilità delle parti e, come tale, si sottrae alle preclusioni istruttorie cui esse sono vincolate, ma è piuttosto uno strumento che consente al Giudice di acquisire un bagaglio di conoscenze ed esperienze tecniche che sfuggono alla sua preparazione giuridica. Inoltre, tale strumento non può essere utilizzato per esonerare le parti dal loro onere probatorio, non essendo consentita alcuna relevatio ab onere probandi”.

Il Tribunale ha fatto proprio il consolidato principio di diritto secondo il quale la consulenza tecnica d’ufficio ha la funzione di offrire al giudice l’ausilio delle specifiche conoscenze tecnico-scientifiche necessarie al fine del decidere. Tale mezzo istruttorio – presupponendo che siano stati forniti dalle parti interessate concreti elementi a sostegno delle rispettive richieste – non può essere utilizzato per compiere indagini esplorative dirette all’accertamento di circostanze di fatto, la cui dimostrazione rientra, invece, nell’onere probatorio delle parti.

Il Giudice adito, a fondamento della propria tesi, si è altresì avvalso della pronuncia dalla Corte di Cassazione (ordinanza n. 30218 del 15 dicembre 2017) secondo la quale “il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati”.

Alla luce delle considerazioni di cui sopra, il Tribunale ha dichiarato inutilizzabile la relazione peritale disposta in corso di causa in quanto non ritenuta un mezzo di prova ma uno strumento per la valutazione delle prove già acquisite nel processo.

Tribunale di Cassino, sentenza del 13 settembre 2018 (leggi la sentenza)

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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