L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla parità di retribuzione tra uomo e donna

La Corte di Giustizia (su domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale del lavoro di Watford, Regno Unito) si è di recente occupata del tema molto interessante della parità retributiva tra uomo e donna, sancita sia a livello comunitario che nazionale ed espressione del più generale principio di uguaglianza.

Più nello specifico, la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla corretta interpretazione dell’art. 157 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), laddove prevede che ciascuno Stato membro debba assicurare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno “stesso lavoro” o per un “lavoro di pari valore”.

In particolare, il giudice inglese ha rilevato che, tra le Corti del Regno Unito, sussisteva un’incertezza in merito all’efficacia diretta di tale disposizione del Trattato, legata proprio alla distinzione fra le discriminazioni per uno “stesso lavoro” e quelle per un “lavoro di pari valore”.

Infatti, mentre le prime possono essere accertate con l’ausilio di meri criteri di identità del lavoro e di parità di retribuzione, le seconde potrebbero essere messe in luce solo valendosi di disposizioni d’attuazione più precise.

Dunque, il giudice del rinvio ha chiesto, in sostanza, se l’articolo 157 TFUE potesse essere invocato o meno quale norma ad efficacia diretta nelle controversie tra privati nelle quali è contestato il mancato rispetto del principio della parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici per un lavoro che non sia identico ma di pari valore.

Ebbene, ad avviso della Corte, la norma in questione impone, in modo chiaro e preciso, un obbligo di risultato e ha carattere imperativo tanto per quanto riguarda uno “stesso lavoro”, quanto con riferimento a un “lavoro di pari valore”, creando direttamente in capo ai singoli diritti che i giudici nazionali hanno il compito di tutelare.

La valutazione se, nelle fattispecie concrete, ricorra uno “stesso lavoro” o un “lavoro di pari valore” è un accertamento di fatto che compete al giudice del rinvio.

Alla luce di quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, il principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso diverso sancito dall’art. 157 del TFUE ha efficacia diretta, con la conseguenza che può essere invocato direttamente dinanzi ai giudici nazionali, non solo nelle controversie tra privati basate su uno “stesso lavoro”, ma anche su quelle riguardanti un “lavoro di pari valore, purché svolto per lo stesso datore di lavoro.

La sentenza esaminata offre senza dubbio un efficace strumento di tutela per tutte quelle forme di discriminazione legate al sesso, meno palesi della semplice differenza di retribuzione per ruoli identici, ma più mascherate, in cui, anche se le mansioni sono formalmente diverse, il loro contenuto ha lo stesso rilievo.

Consulta l’infografica

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sez. II, 3 giugno 2021, nella causa C-624/19

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Le modifiche apportate al contratto a termine dal “decreto dignità” avevano lo scopo dichiarat...

Lavoro e Relazioni Industriali

Dopo oltre un anno di pandemia il cosiddetto smart working è diventato una modalità di ...

Lavoro e Relazioni Industriali

La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

La vicenda giudiziaria che approfondiremo di seguito trae origine dal mancato utilizzo, da parte di...

Lavoro e Relazioni Industriali

X