La Corte di Cassazione torna ad occuparsi della distinzione tra erede e legatario

Nel caso di specie due fratelli proponevano azione di nullità nei confronti di una società, in relazione all’acquisto effettuato dalla suddetta società dell’eredità del padre, che aveva lasciato la loro sorella quale unica erede.

Secondo il giudice di merito, gli attori non potevano essere considerati coeredi, ma solo legatari, avendo il de cuius nominato la sorella quale erede universale. I due attori proponevano appello presso la Corte territoriale di Venezia, che, nel confermare la decisione del Tribunale, precisava che la menzione nel testamento delle donazioni effettuate in favore dei figli maschi era stata fatta al solo fine di giustificare la sua decisione di lasciare tutto il patrimonio residuo alla sorella (che poi vendette alla società convenuta), con finalità perequativa delle donazioni effettuate in vita in favore dei fratelli.

Nell’ordinanza in commento,  la Corte di Cassazione ribadisce che l’assegnazione di beni determinati configura una successione a titolo universale qualora il testatore abbia inteso chiamare l’istituito nell’universalità dei beni o in una quota del patrimonio relitto, mentre deve interpretarsi come legato se egli abbia voluto attribuire singoli, individuati, beni.

L’indagine diretta ad accertare se ricorra l’una o l’altra ipotesi si risolve in un apprezzamento di fatto,  sia di carattere oggettivo, riferita cioè al contenuto dell’atto, sia di carattere soggettivo, riferita all’intenzione del testatore.

Soltanto in seguito a tale duplice indagine può stabilirsi se attraverso l’assegnazione di beni determinati il testatore abbia inteso attribuire una quota del proprio patrimonio unitariamente considerato (sicché la successione in esso è a titolo universale) ovvero abbia inteso escludere l’istituzione nell’”universum ius” (sicché la successione è a titolo di legato).

La Corte di Cassazione, dunque, respingeva  il ricorso, non consentendo le  disposizioni testamentarie di attribuire ai ricorrenti la qualità di eredi, emergendo con tutta evidenza la volontà di nominare come unica erede la figlia.

Cass., 16 novembre 2017, n. 27160 (leggi la sentenza)

Serena Cefola – s.cefola@lascalaw.com

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