Diritto Processuale Civile

La corretta distinzione degli oneri fiscali in relazione alle spese processuali

Cass., 1 aprile 2014, n. 7532 (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza 5 febbraio – 1° aprile 2014, n. 7532, la Corte di Cassazione, sez. III Civile ha espresso il principio secondo il quale “tra le spese giudiziarie da porre a carico della parte soccombente, ai sensi dell’art. 91 cod. proc. civ., va certamente compresa l’imposta di registrazione della sentenza, la quale è riscossa per la fruizione del servizio pubblico dell’amministrazione della giustizia e trova quindi causa immediata nella controversia, laddove diverso è il regime dei tributi riguardanti atti da registrare in termine fisso, e quindi indipendentemente dall’uso che ne venga fatto in giudizio.”

Una Banca, in sede di ricorso per decreto ingiuntivo su cambiale, provvedeva alla regolarizzazione di quest’ultima mediante versamento dell’imposta di bollo. A seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, l’opponente veniva condannato, tra l’altro, alla rifusione della metà delle spese di causa, tra cui quelle a suo tempo liquidate nel decreto ingiuntivo. La Banca procedeva alla notifica dell’atto di precetto sulla scorta della sentenza resa nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, intimando il pagamento anche delle spese sostenute per la regolarizzazione della cambiale. L’intimato si opponeva, asserendo l’illegittimità dell’intimazione di pagamento relativa a queste ultime somme. L’opposizione a precetto, rigettata in primo grado, veniva accolta in sede d’appello.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in parola, ha confermato la sentenza del giudice di secondo grado, ponendo l’accento sulla distinzione tra atti da registrare in termine fisso e atti da registrare solo in caso d’uso.

La Suprema Corte ha preliminarmente chiarito che rientra tra le spese di cui all’art. 91 c.p.c. la tassa di registrazione della sentenza, posto che la stessa è legata al servizio pubblico dell’amministrazione della giustizia e deriva, pertanto, in maniera diretta, dalla controversia.

In relazione, invece, agli atti da registrarsi in termine fisso, l’obbligo del pagamento dell’imposta deriva dalla stipulazione del negozio (tassa titolo) e non dalla sentenza e ha, pertanto, natura autonoma rispetto alle spese processuali, che rinvengono la propria causa nel giudizio. Sulla base di tale assunto, e richiamando consolidata giurisprudenza (confr. Cass. civ. 12 marzo 1990, n. 2013; Cass. civ. 20 maggio 1994, n. 4992; Cass. civ. 22 giugno 2000, n. 841; Cass. civ. sez. un. 4 ottobre 1974, n. 2594; Cass. civ. 13 dicembre 1969, n. 3946), la Corte di Cassazione ha affermato che la parte che abbia provveduto al pagamento del tributo, al posto di quella che vi era tenuta – o che essa ritiene esservi tenuta – per ripetere quanto versato, dovrà proporre una specifica domanda giudiziale, così da provocare il contraddittorio sull’obbligo e sui limiti del rimborso e non potrà limitarsi ad includerle, sic et simpliciter, nelle spese successive occorrende.

In definitiva, il ricorso proposto dalla Banca è stato essere integralmente rigettato.

14 aprile 2014

(Maddalena Careddu – m.careddu@lascalaw.com)

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