Diritto dell'Esecuzione Forzata

La confisca sugli immobili ipotecati e la buona fede della banca

Cass., Sez. VI, 10 settembre 2015, n. 36690 (leggi la sentenza

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.36690/2015 ha accolto il ricorso promosso dalla Banca avverso il provvedimento del Tribunale di primo grado che aveva escluso la buona fede della ricorrente nell’erogazione di un mutuo in favore di una Società; ciò alla luce dell’ordinanza di custodia emessa nei confronti di un congiunto dell’amministratore della Società stessa, indagato per reati di stampo mafioso.

Secondo il Giudice di merito, infatti, non vi erano gli estremi di una situazione di oggettiva apparenza che rendesse scusabile l’eventuale ignoranza o difetto di diligenza della Banca.

La Banca mutuante ricorreva pertanto avanti la Suprema Corte deducendo la violazione di legge nella misura in cui era stata ritenuta determinante una circostanza, secondo il ricorrente, ininfluente, non conosciuta né conoscibile ovvero l’esecuzione di una ordinanza di custodia nei confronti di un congiunto di un cliente.

La Corte accoglieva il ricorso eccependo la violazione di legge in ordine all’interpretazione dell’art. 52 d. lgs 159/11 ( codice antimafia). Secondo la Suprema Corte nella materia in questione sarebbe stata introdotta una presunzione in danno al creditore che in tanto può veder riconosciuto  il proprio credito , ancorchè anteriore, in quanto dimostri con elementi concreti la propria buona fede.

Secondo il Giudice di legittimità una palese compressione dei diritti patrimoniali del privato nonché l’introduzione di una situazione di grave incertezza nei rapporti commerciali e finanziari – così come svolta dal Tribunale di primo grado – in realtà è contraria alla normativa invocata, laddove il Tribunale sembra aver considerato solo il terzo comma dell’art. 52.

Prosegue la Corte, che la disposizione invocata al primo comma fissa il principio generale che la confisca non pregiudica i diritti di credito dei terzi che  risultano da atti aventi data anteriore al sequestro ove ricorrano alcune condizioni che attengono principalmente alla certezza del credito.

Di tali condizioni nel caso di specie rileva quella di cui al punto b) della stessa norma ovvero che il credito non sia strumentale all’attività illecita, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità.

Secondo la Cassazione, la lettera della norma, in piena conformità alla sua ragione, alla sua logica e ai principi in tema di libertà fondamentali nell’ambito del diritto di proprietà, significa chiaramente che i diritti dei terzi creditori non sono pregiudicati, salvo che risulti l’eventuale strumentalità del credito alla attività illecita ovvero la sua funzione di mezzo di riciclaggio.

Solo quando tale strumentalità risulti, spetterà al creditore dimostrare l’ignoranza in buona fede di tale nesso di strumentalità; quindi l’eccezione alla regola è che se il credito è strumentale, i diritti dei terzi non sono fatti salvi, a meno che il creditore non dimostri la buona fede.

Pertanto, secondo il Giudice di legittimità, l’errore nel provvedimento impugnato nell’applicazione dell’art. 52 d. lgs 159/11 è consistito fondamentalmente nel ritenere a carico del creditore l’onere di dimostrare la non strumentalità dell’attività e poi, di fatto, presumere tale strumentalità laddove si tratti di credito concesso nei confronti di un congiunto di un soggetto indagato, ritenendolo un dato pacifico di per se sufficiente ad attestare altresì la mala fede della Banca.

Precisa la Corte, che il terzo comma dell’art. 52 d.lgs 159/11, laddove esemplifica i modi di valutare la buona fede , va interpretato nel senso che, al di fuori dei casi di rapporti particolari e diretti tra le parti, si debba tenere conto del normale svolgimento dei rapporti di obbligazione.

Con riferimento specifico alle operazioni bancarie la buona fede sarà dimostrata dalla regolare gestione del rapporto nel rispetto della normativa bancaria e della normativa antiriciclaggio.

13 ottobre 2015

 Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com

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