Omessa dichiarazione: per la punibilità del prestanome è necessario che questi persegua il dolo specifico

La condanna per appropriazione indebita non esclude la bancarotta distrattiva

La condanna definitiva per appropriazione indebita non rende improcedibile l’accusa di bancarotta per distrazione, non sussistendo, in questo caso, alcuna ipotesi di ne bis in idem. Il condannato, tuttavia, può chiedere al Giudice dell’Esecuzione uno sconto di pena relativo al reato meno grave, accertato in precedenza.

Nel caso in esame, gli amministratori della società fallita erano chiamati a rispondere, a seguito di doppia sentenza conforme di condanna, del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver concorso nella distrazione di risorse liquide dal patrimonio aziendale.

Con ricorso per Cassazione, uno dei due imputati lamentava la violazione del principio del ne bis in idem, il quale, come noto, vieta l’instaurazione di un secondo procedimento penale, ovvero l’irrogazione d’una pena, per un medesimo reato in ordine al quale sia già stata pronunciata, all’interno dello Stato, una sentenza irrevocabile di assoluzione o di condanna (cfr. art. 649 c.p.p., art. 4 del Protocollo n. 7 CEDU).

Nello specifico, tale imputato era stato condannato per concorso in appropriazione indebita di beni – tra i quali rientravano le somme contestate come distratte alla società fallita – con sentenza divenuta definitiva, da qui la richiesta di applicazione del principio del ne bis in idem. La Suprema Corte ha, però, stabilito che: “la bancarotta fraudolenta per distrazione in ambito societario è figura di reato complessa, che comprende tra i propri elementi costitutivi una condotta di appropriazione indebita del bene distratto, per se stessa punibile”.

Pertanto, ove l’imputato sia stato condannato per il delitto di appropriazione indebita prima della dichiarazione di fallimento – circostanza, questa, occorsa nel caso di specie – non è preclusa nel successivo procedimento per bancarotta la contestazione, nei suoi confronti, del reato fallimentare.

In conclusione, la pronuncia definitiva per il reato meno grave non rende improcedibile la bancarotta fraudolenta, né dà luogo a bis in idem, comportando invece l’assorbimento in questa dell’appropriazione indebita relativa agli stessi beni. In sede esecutiva, tuttavia, il soggetto condannato potrà richiedere lo sconto della frazione di pena relativa all’appropriazione indebita avente lo stesso oggetto della distrazione.

Cass., Sez. V, 4 aprile 2016, n. 13399 (leggi la sentenza)

Luciana Cipollal.cipolla@lascalaw.com

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

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