Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

La concessione abusiva di credito e la legittimazione del Curatore ad agire in giudizio

La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato il controverso tema della concessione abusiva del credito, ovvero le ipotesi in cui questo è erogato dalle Banche alle imprese in crisi e la conseguente responsabilità di queste ultime nei confronti delle stesse e dei creditori sociali. Inoltre, ha affrontato l’ulteriore e preponderante tema della legittimazione ad agire del Curatore fallimentare.

Nella fattispecie la Corte d’Appello di Roma aveva respinto, per difetto di legittimazione ad agire, la domanda proposta da un Curatore nei confronti di alcuni istituti di credito che aveva richiesto la condanna delle Banche al risarcimento del danno ed alla reintegrazione del patrimonio eroso a causa della abusiva concessione di credito.

Il Giudice del merito aveva evidenziato che la procedura aveva agito deducendo non tanto l’attività illecita compiuta dalla società fallita tramite i suoi amministratori ai sensi di quanto previsto dall’art. 146 l.f., bensì un’autonoma e distinta attività ascrivibile alle singole Banche.

Secondo quanto affermato dalla Corte d’Appello, il Curatore, per essere legittimato attivo all’azione verso i terzi, avrebbe dovuto azionare una pretesa collegata direttamente e primariamente ad un fatto (illecito o meno) commesso anche dalla società fallita tramite i suoi amministratori, essendo indispensabile coinvolgere il terzo in concorso con il fallito e provare il danno arrecato alla massa dei creditori.

Il Curatore ha pertanto proposto ricorso per cassazione, formulando motivi essenzialmente finalizzati ad affermare la propria legittimazione ad agire nei confronti delle banche per il danno da queste ultime cagionato al patrimonio della società fallita, così come derivante dalla concessione abusiva del credito.

In primo luogo, la Corte ha affermato, riesaminando la fattispecie di “concessione abusiva del credito”, che l’erogazione del credito per essere qualificabile come “abusiva”, deve essere effettuata con dolo o colpa ad una impresa che si palesi in una situazione di difficoltà economico-finanziaria ed in mancanza di concrete prospettive di superamento della crisi.

In tal caso questa condotta integra un illecito del soggetto finanziatore, per essere quest’ultimo venuto meno ai suoi doveri primari di una prudente gestione e valutazione del merito creditizio, ed è idonea ad obbligare il medesimo al risarcimento del danno, ove ne discenda l’aggravamento del dissesto favorito dalla continuazione dell’attività d’impresa.

Non è idonea invece, secondo la Corte, ad integrare abusiva concessione di credito la condotta della Banca che, pur al di fuori di una formale procedura di risoluzione della crisi dell’impresa, abbia assunto un rischio non irragionevole, operando nell’intento del risanamento aziendale ed erogando credito ad un’impresa suscettibile, secondo una valutazione ex ante, di superamento della crisi o almeno di proficua permanenza sul mercato.

Venendo poi al tema della legittimazione, la Corte ha affermato che il Curatore fallimentare è legittimato ad agire contro la Banca per la concessione abusiva del credito. 

E in particolare la legittimazione del Curatore sussiste tutte le volte in cui sia stata erogata in modo illecito nuova finanza (o anche in caso di mantenimento dei contratti in corso), che abbia cagionato una diminuzione del patrimonio del soggetto fallito, per il danno diretto all’impresa conseguito al finanziamento e per il pregiudizio provocato all’intero ceto creditorio a causa della perdita della garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c..

Di conseguenza per la Cassazione il Curatore che agisce per il ristoro del danno alla società tutela allo stesso tempo anche la massa creditoria dalla diminuzione patrimoniale.

In questo caso, infatti, si verifica un danno che riguarda tutti i creditori, e cioè quelli che avevano già contrattato con la società prima della concessione abusiva del credito, perché vedono aggravarsi le perdite e ridursi la garanzia ex art. 2740 c.c., nonché quelli che avevano contratto con la società dopo la concessione di credito perché vedranno progressivamente aggravarsi l’insufficienza patrimoniale della società con pregiudizio alla soddisfazione dei loro crediti.

Secondo la Corte il Curatore è pertanto in queste ipotesi investito della legittimazione a richiedere al soggetto finanziatore c.d. abusivo il risarcimento non solo per i danni diretti cagionati alla società, ma anche per i danni indiretti cagionati alla massa dei creditori.

Da ultimo la Corte ha precisato che la responsabilità in capo alla Banca – qualora qualificabile come abusiva finanziatrice – può sussistere in concorso con quella degli organi sociali di cui all’art. 146 l.f. in via di solidarietà passiva ai sensi dell’art. 2055 c.c., quali fatti forieri del medesimo danno, senza che, peraltro, sia necessario l’esercizio congiunto delle azioni verso gli organi sociali e verso il finanziatore, trattandosi di mero litisconsorzio facoltativo.

Cass., Sez. I, Ord., 30 giugno 2021, n. 18610

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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